Cecco Gonzo.
Lo chiamavano così. Ed era uno di quei personaggi che popolavano la vita di paese di cinquanta e passa anni fa. Un tipo strambo e stralunato che sarebbe piaciuto a Federico Fellini: quello che se partiva uno schiaffo, garantito che toccava a lui. Così come gli toccava, invariabilmente, la figura del bischero.
Poi, una bella domenica, Cecco Gonzo realizzò un colossale tredici al Totocalcio (che allora si chiamava Sisal).
Non chiedetemi il perché: sono quei colpi di fortuna che ogni tanto arrivano, e ti cambiano la vita. Fatto è che, da un giorno all’altro, quel tale smise improvvisamente di essere lo scemo del villaggio. Si comprò un podere, l’automobile e dei vestiti nuovi.
E da Cecco Gonzo che era, diventò per tutti il “Sor Francesco”.

Pensavo a questa storiella, ierisera, mentre il Manchester City approdava alle semifinali di Champions, completando quel percorso di maturazione atteso ormai da diversi anni. Da quando, cioè, i petrodollari degli sceicchi hanno preso di peso il “Cecco Gonzo” del calcio inglese e lo hanno trasformato rapidamente in una specie di “Sor Francesco”, temuto e riverito da tutti.

E’ una storia buffa, quella dei “Citizen”: una di quelle storie che solo lo sport, quando si impegna forte, riesce a raccontare. Potrebbe assomigliare a quella del Torino, pur essendone diversa per dinamica e originalità. Perché il Toro ha alle spalle una storia talvolta tragica che ne delinea una sua drammatica grandezza, ed un rispetto quasi religioso.
Il City, invece, l’aureola del simpatico sfigato se la porta addosso da sempre: anche se ha avuto i suoi momenti di gloria, e fantastici personaggi. Come il portiere Trautmann, il grande Denis Law o la fenomenale ala sinistra Mike Summerbee, che quando non gli passavano il pallone si sedeva tra il pubblico e si faceva offrire una sigaretta.
Soprattutto, il City soffre la coabitazione cittadina con il moloch “United”, che per anni ha costituito la più scomoda delle pietre di paragone. La sindrome dei “Red Devils”, e dell’ “Old Trafford”, con risvolti da libro Cuore: come nel ’99 quando Beckham e compagni salivano sul tetto d’Europa ed i cugini erano impegnati (stessa sera del trionfo sul Bayern, pensa te) in uno spareggio drammatico di terza serie con il Darlington.
E poi, il parapaponzi del merchandising, perchè il Manchester United è la squadra più famosa nel mondo e vende di tutto, compresi accappatoi e tazze per il caffè: mentre al Maine Road avevano una botteghina solidamente sprangata che quando stampava le magliette ai tifosi, esauriva subito la lettera K… E il giocatore del City più famoso dell’epoca era un Georgiano che si chiamava Kinklakdze.

Per questo, ed altro, Cecco Gonzo mi ha sempre fatto simpatia.
Nonostante qualcuno, oltremanica, storga la bocca e non gradisca più di tanto quella valanga di quattrini che ha fatto del Manchester City un Club finalmente vincente, ma ne ha anche stravolto la sua essenza più vera ed autentica.
Ma io farò il tifo per loro.

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