Sono schiantati con il primo caldo.
La verità è questa, purtroppo. Molto più semplice (e meno affascinante) delle spy-story che imbastiscono adesso i giornalisti; in un campionato,finora, così avaro di polemiche che Maurizio Mosca si starà senz’altro rivoltando nella tomba.

Adesso ci metteranno dentro l’arbitro Irrati e le Fiat Ritmo; Bonucci, la disoccupazione e la lotta al brigantaggio.
Non fatevi fregare.
I campionati non si vincono, né si perdono per queste robe. Chi la pensa così, è rimasto alla Settimana Incom. Quando facevano vedere Nordhal che segnava su rovesciata, e il giorno che il Milan perdeva, doveva per forza entrarci l’arbitro cornuto.
Purtroppo, i campionati durano dieci mesi: trentotto settimane ininterrotte che attraversano autunno-inverno-primavera e che quasi mai si risolvono all’ultima giornata. Quando succede, assistiamo spesso a dei “suicidi” epocali (la “Fatal Verona del 73, Roma-Lecce dell’86, il Cinque Maggio dell’Inter). Poi, può succedere che, al fotofinish, la mezza incollatura decisiva tocchi alla Juventus, come nell’82 ai danni della Fiorentina. Ma può darsi anche di no, tipo il naufragio di Perugia nel 2000.

Higuain, lo multerei.
Ma proprio una multa obbrobriosa, di quelle che comminava Moggi a Camoranesi quando sbagliava l’orario di imbarco al ritorno dalle vacanze.
Lo multerei perché quell’atteggiamento è una palese presa per il culo verso il calcio, verso il pubblico che viene a vederti e verso il grande campione che sei.
Ma Higuain ha quel difetto lì: si sente troppo più bravo degli altri (e in effetti lo è), e conseguentemente si colloca al di sopra del bene e del male. E’ lo stesso difetto di Conte, o di Bonucci della Juventus. Che un po’ li ascolti e alla fine ti vengono a noia, come tutti gli sbruffoni.

Che poi, a questa storia del Napoli (o della Roma, eccetera) perennemente bistrattato dal sistema, ormai ci credono giusto il mio Aldone Biscardi e l’Avvocato Taormina… A me risulta che quando hanno fatto buone squadre, hanno vinto anche loro. E gli arbitri, tenevano più o meno le stesse corna.

Poi, la sudditanza psicologica esiste, intendiamoci. “La partita era in equilibrio, fino a quando non ha cominciato ad arbitrare Bettega” disse uno sconsolato Bersellini al termine di un lontano Samp-Juventus. Esiste sui campi di football, ed esiste anche al bar (al Commendatore era permesso di fumare il sigaro, mentre a Bruchino dicevano “se ne accendi un altro, te lo facciamo ingollare”).
Esiste la sudditanza. E poi esiste anche il talento, la forza, la mentalità vincente e lo stile.
Se poi per giustificare una sconfitta ti abbassi al livello di un torneo dei bar, beh… Il campionato non solo non puoi vincerlo. Sarebbe addirittura un peccato, se tu lo vincessi.

Raccontano che Buffon, quando buscarono a Sassuolo, non fece una piega. Strinse la mano agli avversari, salutò il pubblico e poi, negli spogliatoi, volle rimarcare ai compagni la sottile differenza che passa tra la F.C Juventus e una squadra di provincia senza prestigio.
E mentre lo rimarcava, lo tenevano in quattro.

Raccontatelo a Higuain.

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