Tag

, ,

La prima volta che scrissi un articolo per il Corriere di Siena, esagerai forte.
Era un pezzo sulle squadre favorite del campionato di terza categoria, e lo infarcii di “abatini” e di portieri “uccellati”. Di mezzeali che “ciurlavano nel manico” e di “ciapasueportaacà”.
Il grande Paolo Maccherini (che di Brera era anche amico personale) mi guardò storto: “Hai scritto una roba da vomito…”, disse senza mezzi termini.
Mi vergognai come un cane.

Lì capii che, bravi o somari, ognuno ha il proprio stile: nello scrivere, nel dipingere, nel cucinare e persino nel verniciare le persiane di casa, quando viene l’estate. Ed è quello stile che si deve perseguire.
Lo stile di Gianni Brera, per esempio, è inimitabile. Chi ci prova, lo fa a suo rischio e pericolo. E il più delle volte, fa la figura del pirla.
Più che i contenuti (che nello sport sono sempre opinabili), è il suo modo di offrire la lingua italiana, a sbalordire. Una ricchezza inesausta, un’eleganza ma anche una semplicità straordinaria. Il periodo che non soffre mai, nemmeno quando si deve spiegare il movimento atletico di un lanciatore del disco. E la frase, che vola con la falcata di un quattrocentista.
Il gusto della cultura da inserire qua e là, dissertando… ed allora ecco Rivera e Mazzola, ma anche Achille Piè Veloce e Ajace Telamonio. Coppi sul Pordoi e lo stile dei romanzieri russi.
Solo una cultura paludata come la nostra ha potuto relegarlo in cantina, alla voce “giornalista sportivo”… In America, uno come Brera abiterebbe stabilmente le antologie scolastiche.

Oggi Brera avrebbe compiuto gli anni. Ed è un argomento talmente vasto che racchiuderlo nelle sei,settecento lettere che ti concede Facebook prima di annoiare del tutto, mi pare addirittura offensivo.
Brera è stato un’emozione. Qualcosa di meraviglioso.
Brera, allo sport, non ha dato il linguaggio (che lo sport aveva già prima di lui). Gli ha dato semmai un senso, una dimensione. Con lui era facile amare lo sport e i suoi campioni: è stato il primo ad entrare nella logica della narrazione. Il più bravo a far capire come lo sport sia vita e racconto. Romanzo e,talvolta, epopea. E che recintarlo nell’asciuttezza di una serie di risultati, di una classifica, o di un ordine di arrivo senza raccontare cosa c’è dietro, sia un errore imperdonabile.
Come avere un rarissimo Brunello di Montalcino (tanto per stare in zona Brera) e utilizzarlo per i gargarismi.
Questa, in soldoni, la vera lezione che ci ha lasciato GioannBrerafuCarlo. Con la sua semplicissima Olivetti color rosso aragosta che è (giustamente) custodita al museo del calcio di Coverciano, e che mi emozionò quanto la maglia originale del Grande Torino.

Ho appena finito di collaborare ad un progetto teatrale che partirà in autunno. Quando ho riletto il testo, mi sono ritrovato a sorridere… Dentro ci sono (più o meno volontariamenti) un sacco di omaggi a Montanelli e a Malaparte. A Dino Buzzati e soprattutto a Gianni Brera, che per gente come noi rimane la stella polare.
Anzi., E’ il nostro Novecento.

Annunci