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18 febbraio 2014

Baggio, che oggi compie gli anni, ha una particolarità che lo rende unico nel panorama calcistico italiano. Oltre ad essere, probabilmente, uno dei migliori calciatori (qualcuno dice il migliore) degli ultimi quaranta-cinquant’anni.
La particolarità è che non lo associ ad una maglia. Mi spiego: pensi a Rivera, e ti viene in mente la maglia del Milan, pensi a Mazzola e te lo immagini con la maglia dell’Inter, e così via…. Del Piero con quella della Juve, Chinaglia con quella della Lazio, Antognoni con quella della Fiorentina eccetera eccetera fino a Udovicich con quella del Novara.
Baggio no. Né con quella viola, né bianconera, né rossonera o nerazzurra (ha giocato in tutte le grandi squadre)… E neanche con quella del Bologna o del Brescia. Quando pensi a Baggio, te lo immagini sempre e comunque con indosso la maglia azzurra della nazionale italiana. Che è un particolare curioso, appannaggio di quasi nessun altro campione se non (forse) Paolo Rossi.

Vero che Baggio ha lasciato un segno indelebile in ogni squadra dove ha giocato. Ma è altrettanto vero che ogni suo passaggio si è lasciato dietro un non so che di amarognolo: un retrogusto non sempre gradevole che la sua statura di fuoriclasse forse non meritava…. A Firenze, con le polemiche per il suo passaggio alla Juve. Alla Juve, che cominciò il suo ciclo vincente con la sua cessione. Al Milan, dove fu poco più di una meteora e poi a Inter e Bologna, dove il buono si annacquò con le polemiche roventi avute con Lippi e poi con Ulivieri.
Baggio è stato un campione favoloso e mai compiuto, in questo senso. Ai Mondiali del 90 giocò il minimo indispensabile (lì fu Vicini a prendere un abbaglio colossale). Nel 94 per poco non li vince da solo (sbagliando però il rigore decisivo), nel 98 fu uno dei pochi a salvarsi, nel 2002 non partecipò perché, si sussurrava, “avrebbe fatto ombra a Totti e Del Piero” , stelle assolute della spedizione in Corea.
Un talento magnifico, mai compreso fino in fondo. Forse anche per quel modo tutto suo di essere una star. Con uno stile discreto, silenzioso, mai roboante nè eccessivo. Ricordo che ad ogni appuntamento importante (i Mondiali, o gli Europei) la convocazione di Baggio occupava sempre la prima pagina dei giornali con un’insistenza che alla fine risultava insopportabile. E ricordo Trapattoni, invitato dalle Terme di Chianciano (per non ricordo quale manifestazione), che ebbe un moto di stizza quando anche l’inviato del Corriere di Arezzo si alzò e gli pose la sempiterna domanda “Ma Baggio lo convoca o no?” .
Non ce lo siamo goduti Baggio, verrebbe da dire adesso. Non ci siamo goduti fino in fondo le sue giocate, i suoi numeri, la sua classe…. Abbiamo sempre ingombrato il panorama con mille inciampi, che forse non era il caso. La gente gli ha voluto bene, l’ambiente forse non gliene ha mai voluto troppo… E quando dico ambiente dico calciatori, allenatori, dirigenti e giornalisti. Probabilmente era uno spirito libero, oltreché un grande campione. E questo,in certi ambienti, è un peccato mortale.
Buon compleanno, Codino (soprannome di una bruttezza tartara, ma lo chiamavano così). Avercene adesso, di gente come lui….

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