Che tanto sapevo già come sarebbe finita. Che vinceva il Chelsea 2-0. E avrebbe segnato Demba Ba.

9 aprile 2014

“Nessun maggior dolore che ricordarsi dei giorni felici, nella miseria”.
Dovrebbe essere di Dante Alighieri. Nel canto di Paolo e Francesca. Ma potrebbe averla scritta anche il Cimarosti, e tutti gli amici nerazzurri che a Stamford Bridge non era neanche finita la partita e già ci prendevano per il culo.
Intorno alle 22,35 (ho controllato stamani) gli Interisti, che tenevano tutti il Chelsea, si sono scatenati. E l’atmosfera era quella dei devoti di san Gennaro durante la liquefazione annuale del sangue. C’era chi singiozzava, chi si batteva il petto, chi alzava le braccia al cielo…. Fantastico.

Siamo in molti a sentire la nostalgia dello Special One: in primis i giornalisti. Passare dalle conferenze stampa di Mou a quelle di Mazzarri deve essere come ascoltare i Pink Floyd e, subito dopo, un brano di Carmen Consoli. Quella bravissima artista che canta sempre la stessa canzone e sembra sempre sul punto di scoppiare a piangere. E naturalmente quell’adorabile “chiesa” che sono i tifosi dell’Inter, che sotto la sua guida vissero stagioni memorabili.
Il primo ad accorgersene fu Rubani, in trasmissione: “Occhio –disse a ottobre 2009- questo qua gli ha dato la tigna”. Dove “tigna” sta per “carattere”, “grinta”, “anima”. E aveva ragione: in giugno, infatti, arrivò il Triplete, probabilmente l’impresa più grande del calcio italiano (Mondiali esclusi).

Tatticamente parlando, Mourinho vale Beretta del Siena e Tesser della Ternana. Se si parla di conoscere gli uomini, è il più grande.
Non appartiene alla famiglia dei Sacchi, o dei Van Gaal. E’, invece, il figliolo del Paron Rocco, o di sir Alec Ferguson; quelli che se parlavi di schemi su palle inattive imbracciavano il fucile, ma bastava guardassero negli occhi un calciatore e ci ricavavano un campione.
Su Mourinho hanno scritto libri e tenuto conferenze all’università. Ma per capirlo bene basta rivedersi un memorabile Inter Siena di qualche anno fa. Il Siena vinceva tranquillamente a San Siro per 3-1 (!) fino a un quarto d’ora dal termine…. Caressa e Bergomi, in telecronaca, stavano letteralmente impazzendo, con consigli da manuale: “aprite il gioco”, “sfruttate le seconde palle”, “giocate sui blocchi”, “date pressione al portatore”…. Tutto l’armamentario, insomma, che insegnano a Coverciano.
Mourinho, invece, tolse tre difensori e buttò in campo tutti gli attaccanti che aveva (compreso Adriano, che era ormai un quintale). Non contento, negli ultimi minuti ordinò allo stopper Samuel di andare a fare il centravanti: con buona pace di Sky, la tattica di don Fernando all’oratorio.
Sapete come finì? 4-3 per l’Inter, all’ultimo secondo… Sapete chi segnò il gol dell’ultimo secondo? Walter Samuel…

A questo pensavo mentre ieri sera lo Special One toglieva difensori per inserire attaccanti. Avesse avuto in panchina Walterino Bernardini, garantito che avrebbe fatto giocare anche lui. Ha inserito il Nino Torres, e quando il PSG era ormai alle corde ha buttato dentro anche quel lazzarone di Demba Ba.
Lì ho spento il televisore. Che tanto sapevo già come sarebbe finita.
Che vinceva il Chelsea 2-0. E avrebbe segnato Demba Ba.
Perché lui è lo Special One.