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15 agosto 2014

Per ora ci guadagna Conte.
Quattro birilloni all’anno, un incarico di prestigio, di nessuno stress e di una facilità persino banale… Per quattro milioni di euro si chiede a Conte l’impresa di qualificarsi ad Euro 2016. Arrivare primi o secondi in un girone che comprende noi, la Norvegia, l’Acquapozzillo, il Ponte d’Arbia e il Guazzino. Per questo popò di traguardo gli verranno riconosciuti altri 500000 euro di premio.
Ve lo dico subito: avrei accettato anch’io.

Conte nuovo CT, in un certo senso, è il regalo di Tavecchio dopo la sua tribolata elezione. E in un certo senso ne ricalca i criteri che, in Italia, si applicano in questi casi: la scorciatoia a tutti i costi, l’uomo della provvidenza che risolve il problema… Il nuovo Presidente dell’INPS che arriva e tempo due ore raddoppia le pensioni a tutti.
Conte ha carisma, mentalità vincente, personalità, leadership… Peccato abbia alle spalle un movimento che non consentirà miracoli di sorta: le squadre di vaglia (Juve, Roma, Napoli, Inter) gli forniranno un potenziale di otto-dieci giocatori al massimo. Gli altri dovrà cercarseli tra Lazio, Parma, Torino e quelle squadre che giocano un calcio orrendo e in Europa non passano metà campo.
Questo è il materiale che dovrà lavorare Conte. Che sarà pure Gesu Cristo sceso in terra, ma anche Nico Rosberg per vincere qualche gran premio ha avuto bisogno della Mercedes. Finchè guidava la Toleman e la Arrows, faceva dodicesimo. Ad andar bene.

C’è da capire se è il movimento a non dare più niente o se, al contrario, di calciatori ne abbiamo, ma non si fanno giocare.
La mia teoria la conoscete. La racconto alla noia da anni: in Italia ci sono gli stessi calciatori di tutto il resto del mondo. Forse qualcuno di più… Ma solo da noi si gioca un calcio di carta fatto di tattica, di freccette sulla lavagna e di diagonali da chiudere. Un calcio virtuale che ormai non contempla quasi più il fatto di doverlo giocare. Di dover avere cuore, grinta, velocità e polmoni… Un calcio dove bastano un paio di retropassaggi fatti bene per guadagnarsi la patente di “grande promessa”. E lucrarci sopra un quadriennale.

Sbaglierò, ma gli unici tre calciatori che sono usciti fuori, voglio dire quelli di una qualche prospettiva, sono Immobile, Verratti e Insigne. Quelli che ha tirato su Zeman. Che sarà strano quanto volete, e da non potergli affidare nemmeno gli amatori del sabato pomeriggio, ma è uno che di tattica ne fa pochina. E i giovani li fa giocare.

Auguri a Conte. Ne avrà bisogno.

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