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L’Europeo comincia adesso. Non buttiamoci troppo giù.

Finora si è giocato per due motivi: riempire i palinsesti delle televisioni e far tirare due lire agli alberghi e ai ristoranti francesi. Quindici giorni di titoli cubitali per il disumano sforzo di rispedire a casa l’Albania e la Svezia.
Adesso, abbiamo la strada segnata: Spagna, poi eventualmente Germania, Francia e la finale…. Dovessimo sfangarla, chi si ricorderà più della figuretta rimediata ieri sera?

La partita con l’Irlanda è riuscita ripugnante. Siccome sono un ottimista, la paragono a Italia-Camerun dell’82.
Tra le tante cose orrende, quel fraseggio melenso portiere-difensori al limite della nostra area, cominciando l’azione “giocando la palla a terra” come va di moda adesso, anche in terza categoria.
E’ un giochino che funziona finchè hai davanti il Chievo, che si difende nella propria area, e spedisce Meggiorini a farti il solletico: se ti capitano due indemoniati che vengono a pressarti alto (e una squadra che li accompagna), quello che effettua il disimpegno, o ha i piedi di Zidane o fa le figure di ieri sera.
Bonucci, per dirne uno, è un ragazzone spavaldo e dotato di buon fisico: siccome i bravi difensori latitano, gli abbiamo messo in testa di essere la reincarnazione di Netzer, per via del lancio lungo.
Guardando lui, mi sono convinto del tutto che l’unica partita che abbiamo giocato da cristiani, avremmo fatto bene a perderla… Un po’ perché siamo capitati nella parte sbagliata del tabellone; molto perché tendiamo a trasformare l’autostima in autocompiacimento e poi in delirio di onnipotenza.
E’ un vizio italiano e un segnale di provincialismo: ed è lo stesso difetto che ammorba anche la politica.

Ma il bello del nostro calcio è che se ne parla molto.
E, a pensarci bene, è anche il suo limite: perché si tende al sensazionalismo, che della buona e corretta informazione è una specie di malattia degenerativa.
C’è una gran voglia di personaggi, e di imprese da prima pagina, e quindi basta un gol segnato all’Atalanta per consacrarti fuoriclasse… Essendo un appassionato di fantacalcio, conosco a memoria tutti quei sette in pagelle per partite di assoluta modestia, nobilitate magari da un assist, o da un bel calcio di punizione. E questo vale per Darmian e Bernardeschi. Zaza, Immobile e De Sciglio.
Ma se uno pensa di poter vincere un Europeo (o un Mondiale) limitandosi a scrivere ha con l’acca e scuola con la c, beh.. Si sbaglia di grosso: ci vuole, invece, un salto di qualità pari a quello che ebbero Tardelli e Bruno Conti nell’82, per esempio. O Cannavaro e Gattuso nel 2006.
Spero che gli attuali calciatori ne siano capaci, ma non ne sono convintissimo… D’altronde, il livello è bassino: una volta si rimpiangevano le assenze di Rivera e Baggio, adesso i salvatori della patria sarebbero Jorginho e Pavoletti. E qualcosa vorrà pur dire.

Di certo, ieri sera si è avuta la dimostrazione plastica dell’importanza del “gruppo”.
Raramente ho visto una squadra così compatta ed unita: pacche sulle spalle, incoraggiamenti reciproci e dammi il cinque ad ogni sostituzione. Ebbene, quel fenomenale “gruppo” non ha prodotto un tiro in porta contro l’Irlanda… Si sono visti un sacco di pollici alzati dopo un passaggio fuori misura, ma solo un palo. Di Insigne, peraltro; che di quel “gruppo” è forse l’elemento meno in sintonia.
E allora ho pensato a quanto ci manchi uno come Higuain, che lancia sguardi fiammeggianti quando non lo servono come si deve. Se non addirittura un Benito Lorenzi, che un giorno schiaffeggiò Nyers davanti a tutto San Siro perché aveva sciupato un’occasione sottoporta.

Ma forse sono un po’ troppo cinico.

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