Giocheremo parecchio meno di loro, ma dovremo giocare meglio.
Ovvero: nell’ipotetico minuto, i quindici secondi nei quali avremo il pallone dovranno essere più fruttuosi dei quarantacinque che spetteranno a loro.
Sbaglierò, ma il senso della gara dovrebbe essere quello.

Oggi sono tutti convinti che i nostri difensori partono avvantaggiati perché conoscono bene Morata, avendo avuto modo di affrontarlo nei quotidiani allenamenti con la Juventus.
Il discorso, però, si potrebbe comunque rovesciare: e cioè che anche Morata conosce i nostri difensori, i loro punti deboli e le loro vulnerabilità.
E allora al massimo siamo 1-1: anzi, secondo me Morata, alla fine, nemmeno lo impiegheranno come punta testuale… Lo faranno girare un po’ al largo in uno di quei compiti alla “finto nueve”, che è un loro esclusivo brevetto (prima di farselo copiare da mezzo mondo).
Per quanto ho potuto cogliere, è una Spagna molto meno Spagna di come siamo abituati a vederla. Con Xavi e Xavi Alonso era figlia della mentalità ipnotica del tikitaka; questa mi sembra più propensa a verticalizzare, con Iniesta non più (e non tanto) uomo dell’ultimo passaggio bensì più portato ad una costruzione più arretrata, nella zona dove abbiamo ammirato il magistero di Pirlo.

Di sicuro, dovremmo fare affidamento sulla nostra difesa, che è l’unico reparto di livello internazionale. Anche se ci andrei piano, perché le recensioni mi sembrano un po’ troppo entusiastiche. Specialmente dopo le nefandezze viste cinque giorni fa, e i tre cartellini gialli che ci tengono sotto schiaffo (quello di Barzagli contro l’Irlanda non è stato affatto un bel segnale).
Di retroguardie gagliarde, poi, questo Europeo ne è pieno; se si esclude la Germania (che vince pur avendo il freno a mano tirato), le cose più accattivanti si sono viste proprio nell’organizzazione della cosiddetta fase difensiva: è lì che hanno costruito i loro piccoli “miracoli” squadre come Galles e Portogallo: le due Irlande, la Svizzera, e in parte persino l’Albania. Ed è anche per questo che si sono viste, finora, partite abbastanza noiose.
La Polonia, per esempio, è stata riempita di elogi, ma ha giocato una gara da rabbrividire. Quando hanno smesso di correre, l’ha letteralmente tenuta in piedi Glik del Torino e l’altro centrale, più i miracoli di un portiere che (a quelli della mia età) ha ricordato Tomaszewski.

E’ un Europeo, insomma, molto “Europeo”. Almeno finora. Arido e micragnoso, figlio legittimo di quel “Cholismo” che sembra diventato il verbo imperante.
Soprattutto, è una competizione affatto romanzesca. In questo senso, la Copa America lo ha surclassato, ed ha saputo raccontare (come al solito) storie sportive infinitamente più interessanti.
Ma è pur vero che l’Europeo, quello “vero”, comincia adesso; mentre loro hanno già chiuso il sipario.
Con tanto di finale “Triste Y Solitario”, comunque molto “Sudamericano”.
Ma ne parleremo.
Adesso tocca a Italia Spagna

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