In una sola serata, ci sono spariti tutti e due: prima la Spagna e poi Bud Spencer.E sorprendente…Sia l’una che l’altro, in fondo, ci parevano invincibili.

In una sola serata, ci sono spariti tutti e due: prima la Spagna e poi Bud Spencer.
E’ sorprendente.
Sia l’una che l’altro, in fondo, ci parevano invincibili.

In realtà abbiamo perso anche l’Inghilterra, ma quella è una caduta meno rumorosa.
Diciamo che un po’ ce lo aspettavamo: gli Inglesi (per rimanere in tema) assomigliano molto a quei pistoleri gradassi degli spaghetti-western. Hanno facce cattive, poi scoppia la rissa e sono i primi a volare fuori dalla vetrata del Saloon.

La Spagna e Bud Spencer, invece, li abbiamo sempre visti vincere, seguendo uno schema abbastanza fisso: quello delle Furie Rosse prevedeva una superiorità tecnica irridente e poi, la verticalizzazione decisiva. Una specie di ”Aja Toro”, che è il pezzo forte delle loro Corride.
Lo schema di Bud Spencer, invece, era addirittura più efficace: c’era un cattivo che angariava i poveretti di turno, fin quando non arrivavano lui e Terence Hill. E la scazzottata che ne seguiva era quanto di meglio poteva offrire la cinematografia; per noi (che eravamo ragazzi) valeva Fellini, Antonioni e Rossellini messi insieme.

Scherzi a parte, prima di gridare al miracolo aspetterei sabato.

La Spagna di ieri sera mi è parsa un po’ troppo “fin du siecle” per essere vera. Deve essergli successo qualcosa dal di dentro… Dal dito medio di Pique, all’arrendevolezza di gente come Ramos (che in genere gioca con il sangue agli occhi) passando per un Iniesta molto più compassato del solito. Tanti indizi che fanno la prova di una squadra probabilmente meno compatta di quanto pensassimo.
La Germania mi sembra di un’altra pasta.
Mentre la vigilia che vivremo, e i relativi toni, invece, sarà la stessa dell’82: quando battemmo sorprendentemente l’Argentina e aspettavamo di farla fuori con il magno Brasile. Che (come l’attuale Germania) ci pareva fuori portata.

La vittoria, nei programmi della sera, è stata ovviamente sminuzzata, e ognuno ci ha trovato un padre: il “gruppo”, le “motivazioni”, l’ apporto di Conte che (ha detto testuale Sconcerti) “ha inventato un nuovo modo di giocare a calcio”.
Sarà.
Per me questa Nazionale gli ha sempre somigliato molto: anzi, somiglia molto alla sua prima Juve. Quella di Pepe, Matri e De Ceglie; che finì per vincere lo scudetto non tanto per il gol annullato a Muntari (come all’epoca pensò anche Sconcerti), ma semplicemente perché correva il doppio degli altri.

Tanto che a RaiUno, a un certo punto, si è alzato un tipo con gli occhiali e ha analizzato alcuni dati raccolti dal computer: “Toh – ha detto- qui risulta che l’Italia ha corso otto chilometri e mezzo più della Spagna”.
Sono diavolerie tecnologiche che poco c’entrano col football (o almeno, col suo senso complessivo) ma che ogni tanto faremmo bene a guardare. Perché scopriremmo (con meraviglia) che il calcio rimane una cosa semplice: dove vince quasi sempre il più bravo.
E quando non si è i più bravi, vince chi corre (e chi mena) di più.

Come capitava a Terence Hill.
E a Bud Spencer.