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“Quando sento parlare di cultura, metto mano al revolver”, disse una volta il tristemente famoso Joseph Goebbels.
Fatte le dovute proporzioni, sono gli stessi sentimenti che suscitano i calciatori quando parlano di motivazioni e di sfide da affrontare. Di affetti e di debiti di riconoscenza.
O comunque, di qualsiasi cosa che non siano i soldi.

Così, Pogba potrebbe finire al Manchester United.
Si accomodi pure, verrebbe da dire.
Perché gli Inglesi sono maestri quando c’è da alzare il ditino e impartirci lezioni di civiltà e buonsenso… Mentre in questo caso, ci sarebbe materiale per finire nelle barzellette, come il povero Agenore. Quello che andò al mercato per vendere il suo vecchio asino, e poi lo riacquistò il giorno successivo (dopo che gliel’avevano debitamente“riverniciato”) a prezzo triplo.

Adesso le parole chiave sono “nuove sfide” da intraprendere, ma anche “il progetto” nel quale credere. Belle cose, soprattutto se si scrivono con parecchi zeri.
Zidane (che era in parola con il Barcellona) cominciò a lodare l’effetto benefico che avrebbe avuto lo jodio marino sulla salute dei suoi bambini. Poi il Real fece un’offerta migliore, e lo jodio passò in secondo piano.
“E la storiella del mare?” chiesero perfidamente a Zizou.
“Beh, a Madrid hanno comunque splendide piscine”, rispose quel birbaccione, strizzando l’occhio.
Oppure Mourinho, che dovendo giustificare l’addio all’Inter la mise sul sentimentale spinto: “Cerco nuove sfide” –disse lo Special One- “e quindi andrò in Spagna per provare a vincere con il Real”.
Che, evidentemente, doveva sembrargli un’impresa ai limiti del sovrumano.

Anche se la primogenitura di tutti gli stimoli appartiene a Ruud Gullit, che ogni estate batteva cassa al Milan di Berlusconi, perché le sirene erano molte e lui si sentiva irrimediabilmente attratto dal compiere “scelte di vita” (le chiamava così)… “Scelte di vita” che poi erano sempre grandi Club spagnoli o inglesi. E mai, chessò, l’apertura di un asilo in Birmania, o aggregarsi ad una comunità buddista, in Nepal.
Ma, diceva giustamente Gullit, non si può sindacare sulle scelte di vita.
E (aggiungiamo noi) nemmeno sui ricorrenti “mal di pancia” e sulla necessità di trovare la propria felicità. Che passa sempre attraverso la ricerca di nuovi stimoli: tipo la serie B cinese, che deve essere diventato il nuovo Eldorado. Perchè c’è gente simpatica e, soprattutto, di bocca buona… Se è vero (come dicono) che persino Okaka ha appena strappato un triennale da tre e mezzo secchi annui (!).

“Segui il flusso del denaro, figliolo, e scoprirai la verità”, diceva già nel 1986 Michael Douglas al giovanissimo Charlie Sheen (“Wall Street”, film profetico). Che tanto ci sarà sempre un Mino Raiola con le spalle abbastanza larghe per prendersi tutte le responsabilità, come il famoso “Malaussene” dei romanzi di Pennac.
Scaltro, milionario e soprattutto funzionale a questo football: ai suoi fiumi di soldi e all’ipocrisia che necessariamente gli gira intorno. Perché anche fare la parte del cattivo, rende: Erik Von Stroheim, che era un fior di attore, ci ricamò sopra tutta la sua carriera. E quando c’era da impersonare una canaglia, garantito che chiamavano lui (che poi si faceva pagare a peso d’oro).

E’ il calcio, bellezza…
E io non mi stupirei se Pogba se ne andasse davvero.