Niente demagogia, quindi. Viva Higuain.

Se la Juve spenderà (come sembra) i 95 milioni per prendere Higuain, avremo la prova provata che il calcio è cambiato definitivamente. Soprattutto come entità delle cifre, che appaiono sempre più impressionanti.
Che un calciatore potesse arrivare a costare 100 miliardi (parlo delle vecchie lire) pareva fino a qualche anno fa una cosa impossibile… Adesso è quasi la normalità (li hanno offerti, pare, anche per Koulibaly del Napoli). Che si potesse arrivare a duecento, senza battere ciglio, rasentava l’eresia.
Ci siamo arrivati.
E non è ancora niente.

Soprattutto, abbiamo la prova che è cambiata la Juventus.
Un cambiamento epocale che ne ha modificato la struttura genetica, facendola diventare quello che la Juventus, in fondo, non è mai stata: una brigata spendereccia in grado di rivaleggiare sul mercato con i colossi europei.
Perché la Juve è sempre stato un Club ricco (il più ricco di tutti, in Italia) ma mai un Club opulento. La sua forza non è mai stato il portafoglio illimitato, bensì quella seria e riconosciuta organizzazione societaria, quella indubbia capacità di avere uomini giusti ai posti giusti e di saperli collocare al servizio della squadra e dei suoi obbiettivi… Con la classe dei più bravi, certo, ma anche con la grinta di una provinciale.

Non è mai stato un Club di scialacquatori, la Juventus. Un po’ per scelta, un po’ per necessità, perché l’egida della Fiat ne ha sempre costituito una forza, ma anche un bagaglio ingombrante.. Come quando Boniperti si ritrovò a fare un’offertona per Virdis del Cagliari, e “L’Unità” (organo di un PCI allora al 33%) gli rinfacciò in prima pagina tutti quei cassintegrati pagati dallo Stato italiano.

Perché i nababbi hanno sempre abitato altrove: magari a Napoli (che comprava Jeppson o Savoldi), e a Milano, con l’onnipotente Berlusconi prima maniera o il Moratti delle vacche grasse interiste.
La Juve ha sempre speso, ma senza dare nell’occhio. Al massimo faceva valere quella riverenza che molte società avevano nei confronti di Casa Agnelli, e grazie a questo arrivavano Scirea, Tardelli o Cabrini: il Presidente del Verona, tanto per dirne uno, era proprietario della concessionaria Fiat più importante del Veneto. Quello del Varese produceva le lampadine che venivano montate sulla 127… Se avevano un calciatore buono, a chi toccava secondo voi?
In più, bisogna ammettere, un certo fiuto negli affari che gli altri non sempre avevano: lo squadrone del 76 nacque a costo quasi zero (Benetti e Boninsegna arrivarono a gratis), e in tempi più recenti il Platini acquistato a parametro zero, dopo che l’Inter lo aveva giudicato inidoneo. O Zidane, che costò la metà di Dugarry e poi dimostrò di valere il doppio.

Poi, è chiaro che il football è cambiato. Proprio da Zidane in poi, le cifre sono aumentate in modo esponenziale, e anche la vecchia Juve ha finito per adeguarsi. Forse perchè il calcio, da sport è diventato business, e la necessità di attrarre spettatori (meglio se con gli occhi a mandorla) ha imposto l’ingaggio degli attori più bravi, e quindi più costosi.
Non poteva sottrarsi, la Juve, a questa logica. Inventata dal Berlusconi di fine anni ottanta e perfezionata negli anni dal Real e dal Barcellona. Dal Manchester e dal Bayern Monaco.

Non me ne sorprendo, intendiamoci.
Dico, da innamorato del gioco, che un calciatore non dovrebbe mai costare duecento miliardi. E’ una spirale che mi fa orrore perché non so dove possa portare, ma capisco di essere nel torto… D’altronde, si diceva lo stesso, nel 1977, di Marlon Brando, che per dire tre parole in un film pretese, e ottenne, tre milioni di dollari (di allora!).
“Dove andremo a finire?” si scandalizzarono in molti. Eppure il cinema è sempre lì.

Come è lì il mercato, e le sue regole, che non obbediscono quasi mai alla logica…. Ci fosse una logica, un buon medico dovrebbe guadagnare molto più di un cantante rock.
Invece accade l’esatto contrario.

Niente demagogia, quindi.
Viva Higuain.