Tag

Quando si parla di cifre in denaro, tendo sempre a parametrarmi alle vecchie lire, anziché all’Euro.

Non è un fatto di nostalgia; è, piuttosto, un meccanismo di “autodifesa” che mi aiuta a mantenere un certo senso delle cose. Tipo evitare una colazione all’Autogrill, per esempio: perché pensare che una schiacciata con dentro una fetta di mortadella di bologna possa costare undicimila lire, mi mette i brividi. E mi fa pure passare l’appetito.
Vedere scritto Euro 5,50, invece, ha un effetto più tranquillizzante.

Lo stesso teorema lo applico al football; e pur essendone un amante perso, sono costretto ad ammettere che la spirale innestata da questa sessione di calciomercato mi pare innaturale. E del tutto illogica.
Mai come quest’estate si è parlato di soldi come fossero noccioline: ma che un calciatore possa arrivare a valere duecento miliardi (pardon… cento milioni) non è giustificato da nessuna logica commerciale. Nemmeno dai pur ottimi fatturati delle squadre che li acquistano.
Che per qualsiasi pisquano appena decente si parta ormai da una base d’asta di quaranta miliardi a salire (venti milioni di euro), nemmeno…. Maksimovic, Paredes, Zielinski saranno pure discreti calciatori, ma consentitemi un “ooh” di meraviglia.
C’è il Chelsea, che bussa implorante alla porta del Napoli per avere Koulibaly al prezzo modico di centocinque miliardi: Il Man City era pronto ad offrirne centoventi per Bonucci… Poi la Juve ha resistito, ma ha dovuto aumentargli lo stipendio, che è passato a dieci miliardi annui (uno al mese, visto che si gioca da settembre a maggio).
Il City, allora, non si è scoraggiato e ha comperato il centrale dell’Everton. Che non è né Beckenbauer né Ruud Krol, però di miliardi ce ne sono voluti ugualmente centoquindici.

Mi sembrano cifre fuori mercato e, soprattutto, un mondo fuori controllo; la cui abnormità non riesco più a sintetizzare nelle classiche formule riconducibili alle “contraddizioni del mercato”… Non c’è regola che possa giustificare i settanta miliardi a un Procuratore per il disturbo di favorire un trasferimento, per quanto prestigioso. E nemmeno i quaranta miliardi annui che danno a Graziano Pellè per giocare nella serie B cinese (che, a occhio, dovrebbe valere la nostra Eccellenza).

E allora viene da pensare che questa valanga (ingiustificata) di denaro, magari, nemmeno esiste. E se esiste, nasconde qualcosa sul quale non è conveniente indagare più di tanto.
Dateci i “circenses”, dunque. Alla faccia di quello che c’è dietro… Intanto stasera gioca la Roma, e si ricomincia ufficialmente.
La partita andrà in televisione, ma criptata. E per accedere alla visione bisognerà spendere venticinquemila lire.
Ohps…
Tredici euro.

Annunci