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Adesso, celebrano l’Inter.
Due giorni fa, si dovevano vergognare.

E questo, se non altro, ci dà la misura di quanto fuggevoli siano le glorie (e le miserie) del football, dove si celebra un processo, o una beatificazione, al minuto.
Ma anche di quanto sia cambiata la vecchia Gazzetta dello Sport, specie nei titoli: quella dell’Inter “non ti vergogni?” di venerdi mattina mi ha fatto addirittura sobbalzare… In genere, la “rosea” non scende mai sotto una certa soglia di moderazione e di “politically correct”. E quelle prime pagine le lascia al Corriere dello Sport, quando non fischiano un rigore alla Roma (o al Napoli) e a Tuttosport, che strillava “Giggs al Toro. È fatta!”, quando il Toro non aveva i soldi nemmeno per il gasolio nelle caldaie.

Il minuto di vergogna, allora, lo riserviamo volentieri a quelli del merchandising.
Ribadisco che questa moda della seconda e della terza maglia ci è decisamente sfuggita di mano… Vista ieri sera una Roma abbastanza inguardabile (un pò Scavolini Pesaro quando giocava Kicanovic, un po’ ghiacciolo Algida) dopo le polemiche per l’Inter-Sprite e la Sampdoria celestina dell’Olimpico (che se l’arbitro Giacomelli ci ha fischiato il rigore contro per quello, ha fatto pure bene).
E’ una deriva cromatica che non mi convince, perché sono un innamorato perso del football; e fatalmente, quando mi si toccano le tradizioni divento una belva… Poi ci ragiono, e mi domando quale atto di masochismo convinca un tifoso a spendere euro 89,90 (da listino) per un obbrobrio del genere.

Abbastanza indicativa anche la parabola degli allenatori, che in Italia riteniamo parecchio più importanti dei giocatori (ma ci copiano anche dall’estero. Guardate quanto si divertono in Inghilterra con Mou e Guardiola!).
Allegri, per esempio, è passato da celebrare messa a doversi inginocchiare sui ceci. Tutto in quattro giorni: e magari bastava che la testata di Higuain, in coppa, fosse finita due millimetri più in basso e i giudizi sarebbero stati completamente diversi. E non gli avrebbero rinfacciato lo scarso utilizzo di Pjanic, messo poi in squadra a furor di popolo e rivelatosi il peggiore in campo.

Stesso discorso per De Boer, l’olandese dell’Inter. A Pescara è passato per genio perché, vistosi in svantaggio, ha tolto i difensori e li ha sostituiti con gli attaccanti (ma il copyright non è il suo. Lo faceva anche Mourinho. E prima di lui, Tamascio nel Montefollonico amatori). Contro l’Apoel Tel Aviv, De Boer è diventato un cerebroleso e ierisera nuovamente un demiurgo.
Ma il bello è come tutti gli intenditori di calcio ci abbiano trovato una logica continuità: e non abbiano invece trovato singolare come un tapino che la domenica non sa né leggere nè scrivere possa essere capace, il sabato successivo, di buttare giù un canto della Divina Commedia.

Non per niente, si parla di pallone ventiquattr’ore al giorno.
E nessuno ha mai torto.

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