Mauro Icardi è la dimostrazione vivente che per quel ruolo lì, ci si nasce. E’ roba che riguarda il babbo e la mamma; le freccette sulla lavagna non c’entrano niente.

Con noi, tre anni fa, fece dieci reti.
E ne sbagliò ottanta. Sbagli sesquipedali, che lì per lì mi parvero inaccettabili per un centravanti da serie A.
“Ohè… Ma questo non sa giocare.” mi lamentai dopo un Sampdoria-Parma che avrebbe scandalizzato persino Calloni, lo “Sciagurato Egidio” del Milan anni’70.
“Però, c’è sempre – disse uno con l’occhio più lungo del mio- e quando saprà gestire i piedi, l’emozione e tutto il resto, vedrai che di quegli ottanta che sbaglia adesso, almeno la metà andranno dentro. E lui sarà un centravanti della Madonna.”
Detto fatto.
Icardi è ancora poco “pulito”, ma sta arrivando… Inzaghi dava più profondità, e Paolo Rossi era senz’altro più opportunista; però, alla fine, vedrete che entrambi avranno segnato meno di lui.
Per adesso, come media realizzativa, rasenta un Gerd Muller: sapendo di spararla troppo grossa, volo più basso e dico che mi ricorda il miglior Lucarelli. Ma non mi stupirò affatto quando Christian Vieri dichiarerà, tra poco, di aver trovato il suo effettivo erede (e il paragone ci sta tutto).
L’unico rammarico, piuttosto, sono quei dodici milioni che incassò la Samp per il trasferimento: mi parve già allora una cifra sottodimensionata, e continuo a pensarlo anche adesso… Soprattutto nell’apprendere, per esempio, quanto è costato all’Arsenal lo stopper Shkrodan Mustafi.

L’Inter, insieme al Napoli e Juve fuori concorso, è alla fine la squadra che più si è giovata del mercato (ma ‘sto fairplay finanziario dovranno pur spiegarcelo, un giorno).
L’unico pezzo che gli manca lo avevano a portata di mano: il Polacco biondo del Torino, perfetto per irrobustire un pacchetto centrale dove sono contati… Trattandosi di un affare, ma anche di una faccia già vista (e quindi poco “esotica”) hanno ben pensato di farlo prendere al Monaco: dove infatti è primo in classifica e sempre tra i migliori in campo.
Altre cose che non mi convincono dell’Inter: De Boer (mah…) e tutto quello spreco di giallo canarino nelle divise da gioco (ma pare sia per facilitare i guardalinee nella corretta lettura del fuorigioco).

La Juve, invece, sconta tutto insieme il bailamme mediatico di un’estate passata davanti al televisore. Dove gli esperti hanno fatto a gara per decretare il “no-contest” ancor prima di cominciare.
Invece (e le trasmissioni h24 farebbero bene a dirlo) la strada per il paradiso è lastricata sì di modeste atalante, crotoni e palermi, ma anche di serate storte con il Siviglia e di pomeriggi dove l’Inter raddoppia le forze e diventa un osso durissimo da rodere.
Così mi è toccato sentire di amici juventini carissimi che per il dispetto e la delusione hanno trascorso la domenica sera chiusi in casa…
Uheilà! Guardate che le squadre che vincono sempre, non sono mai esistite.

Non ci riusciva nemmeno il Grande Torino.

Annunci