Dunque, il portiere di riserva della Juve (il Brasiliano Neto) si è incacchiato. Era l’ora.

Dunque, il portiere di riserva della Juve (il Brasiliano Neto) si è incacchiato.
Era l’ora.

E d’altronde, a quel genere di dichiarazioni non ci eravamo più abituati.
“Non gioco mai- ha detto ai giornalisti- Quindi, mi conviene andarmene altrove”.
Lo trovo consolatorio… Un giocatore di pallone che ambisce a giocare a pallone è diventata una rarità assoluta: una specie di Gronchi Rosa, in un mondo popolato da Lavezzi e Gervinho, Vucinic e Pellè. E da un’idea di calcio vagamente parastatale dove quello che conta è lo stipendio al ventisette del mese. Possibilmente, senza sbattersi troppo.
E poi (va pur riconosciuto), vivere aspettando il ritiro di Buffon non deve essere il massimo… Mi viene in mente il Sor Giulio, che a novant’anni portava il labaro degli ex combattenti e non mancava un funerale che fosse uno. “Questo ci seppellisce tutti”, disse Moschino.

Spero che lo accontentino, questo ragazzo.
Anzi, dirò di più: per completare l’opera, vorrei che pur di giocare, e dimostrare il proprio valore, Neto arrivi a dimezzarsi lo stipendio. Alla portata, chessò, di un’Udinese, o di un Palermo: e che, da titolare, compia tante e tali prodezze da guadagnarsi la maglia del Brasile, alla quale tiene molto e che (se non gioca) la vede col binocolo.
Sarebbe fantastico.
E in più, riscatterebbe alla grandissima la figura misteriosa del “secondo portiere”, che molto ci turbava quando eravamo piccoli. Quella specie di centauri, metà uomo-metà panchina buoni a tutto fuorchè a giocare (“Bodini è utilissimo –disse una volta il Trap- perchè ha la radio, e ci tiene informati sui risultati”).
E ci ritornano in mente secondi portieri leggendari, che non rubavano mai il posto ai titolari nemmeno nelle trasferte di coppa in Lussemburgo… Portieri che sembravano ottantenni, come Reginato, o De Min, che faceva il secondo a Ginulfi nella Roma. Palesemente inadeguati, come Piloni (ci fecero anche un monologo teatrale); bellocci, come il nostro Pellizzaro, o bruttarelli, come Fiore del Napoli, che sembrava lo zio di Mario Merola.
A volte sorprendenti, come il povero Mattolini (che mandò in pensione Superchi), a volte romanzeschi. Tipo Alessandrelli, che un giornò si lamentò della longevità di Dino Zoff e lo fecero giocare (contro l’Avellino, l’ultima giornata). Ne prese tre in venti minuti e non si è più visto.

Come si può vedere, il Brasiliano Neto ha una serie di illustrissimi predecessori. E ognuno racconta una storia diversa.
Ma la sua, invece, sappiamo già come finirà.
I tifosi viola rideranno di gusto: “Tettù potevi rimanere a Firenze”. Quelli della Juve scrolleranno le spalle: “Senza gavetta, da noi non si gioca”.
Neto, a gennaio, finirà all’Atalanta. Ma senza rinunciare al milione e otto annuo, che sarà versato parte dall’Atalanta (cinquantamila euro) e parte dalla Juve (i restanti un milione e settecentocinquanta).
Se ha il procuratore sveglio, si farà aggiungere due lire per il disturbo, e gli allungheranno il contratto.

E tutti vivranno felici e contenti.