Da grande vorrei fare “la bandiera”.

Da grande vorrei fare “la bandiera”.

Mi sembra un ottimo mestiere. Meglio dell’esploratore, o dell’astronauta; che saranno anche robe più avventurose e letterarie, ma vuoi mettere la comodità?
E soprattutto, è un mestiere al di sopra di ogni sospetto. Dove non rendi conto a nessuno, e qualsiasi cosa tu faccia, profuma di bucato. Perché il tuo essere “bandiera” ti pone comunque in una posizione inattaccabile: al di là del bene e del male.

Nel caso Maldini-Fassone, non entro nel merito, perché le cose bisognerebbe conoscerle; le dichiarazioni sui giornali lasciano il tempo che trovano, e certi corsivi hanno la stessa valenza del Bar Sport, dove ogni tanto entra qualcuno e butta là un “Ohè, sapete che Allegri è un coglione?”. E di fronte a tanta perentorietà, ti viene un problema esistenziale. Perchè i soldi non saranno la misura di tutto, ma se si può annoverare tra i “coglioni” uno che gli tirano la giacchetta per fargli firmare un triennale da quattro milioni a stagione, beh… Vuol dire che, come minimo, viviamo in un mondo un po’ confuso.

Su Maldini sono disposto a mettere la mano sul fuoco, lo dico subito. Mi è sempre sembrato un tipo in gamba, al di là dell’enorme campione che è stato sul campo.
Rimasi malissimo quando, dopo Corea 2002, mise il broncino per un paio di critiche feroci sul gol del famigerato Ahn, e rifiutò le successive convocazioni in Nazionale (“per dedicarmi solo al Milan”, disse).
E siccome sono un tipo all’antica, di quelli che per la maglia azzurra ci si può anche rompere una gamba (tipo Montolivo, poveraccio), ecco che Maldini mi parve subito meno simpatico e un po’ meno “campione”.
Ma nulla da dire sul suo percorso complessivo e, va detto, anche sulla sua lealtà. Certificata dagli applausi sinceri che gli tributarono in ogni stadio, nell’ultimo anno di carriera: tranne i suoi stessi “Ultras”… E per la considerazione che ho degli “Ultras”, direi che quella gazzarra indegna alla sua partita d’addio, andrebbe ascritta come una nota di merito.

Sulla “bandiera”, e sul suo potere salvifico, però, consentitemi qualche perplessità.
Intanto, chi fa la “bandiera”, quasi mai la fa a gratis. E questo sarebbe bene metterselo in testa una volta per tutte… L’occhio di riguardo che il Milan deve avere per un Maldini (o la Juve per un Del Piero, o l’Inter per uno Zanetti) è stato abbondantemente legittimato da vent’anni di ricevute bancarie regolarmente onorate a fine mese. E da stipendi a prova di bomba, come quello di Mancini… Anch’esso “bandiera” fino a quando era tra i calciatori più pagati dell’intera serie A e la Sampdoria poteva permettersi una “bandiera” (poi, finì la cuccagna e tempo due giorni se ne andò alla Lazio).
E poi, non è detto che l’essere “bandiera” equivalga ad avere un successo automatico. Il calcio è materia complicata, ed anche una milizia ventennale e benemerita potrebbe non essere sufficiente… Perché un conto è il campo, e lo spogliatoio. Mentre gli uffici (e soprattutto i corridoi) richiedono ben altre “qualità” .
Solo Boniperti (a memoria) è entrato nella storia, in quel senso: ma, va pur detto, aveva alle spalle la Juventus. E gli Agnelli. Che quando si scatenò l’asta per Anastasi, bloccarono subito la commessa al presidente del Varese (fornitore ufficiale delle lampadine alla Fiat).

Non so come andrà a finire, insomma.
Adoro il vecchio Milan, ed ho una voglia matta di rivederlo grandissimo (come l’ho conosciuto per tanti anni).
Ma che si debba passare per forza dalle “bandiere”…. Mah.