Buffon è un fenomeno. Io, tutta questa cattiveria nei suoi confronti, non l’ho vista.

Buffon è un fenomeno. E una partita come quella di Lione, una goduria assoluta.E’ un idolo, uno dei pochi rimasti. E idolo rimane, a prescindere.

Io, tutta questa cattiveria nei suoi confronti, non l’ho vista.
C’è stato qualche rimprovero, anche feroce, (ma la stampa serve principalmente a quello), e qualche accenno agli anni che passano per tutti; ma complessivamente, e a parte qualche cialtrone, i giornalisti non hanno celebrato nessun funerale; ed il rispetto verso Buffon non è mai venuto meno.
E’ successo piuttosto il contrario.
E cioè, che prima di esercitare il (sacrosanto) diritto di critica, ognuno si sia sentito in dovere di premettere “che Buffon è il più grande, il più bello, il più forte eccetera”. Un effetto talvolta fantozziano che mi ha ricordato quei Deputati che votavano contro la legge sulle unioni civili e che ad ogni giornalista ripetevano la stessa filastrocca: “premesso che ho molti amici gay”… C’è stato Tacchinardi, ieri sera, che per tessere l’elogio di Buffon è arrivato a livelli quasi imbarazzanti, da Corea del Nord. Sarebbe arrossito persino Gandhi.

Ora, è ovvio che il problema di Buffon, e di tanto nervosismo, abbia un nome e un cognome: Gigio Donnarumma. Il portierino del Milan che sicuramente non vale Buffon, ma ne sta prepotentemente ricalcando le orme.
Finchè la concorrenza si chiamava Marchetti, o Sirigu, c’era da dormire sonni tranquilli, anche a quarant’anni…. Questo Donnarumma, invece, soffia sul collo con alito pesante. E più pesante ancora è l’alito del suo procuratore, che alla Juventus vanta buonissimi addentellati.

Succede, insomma, quello che successe a Bartali quando irruppe sulla scena (Giro d’Italia 1940) un certo Fausto Coppi. O al povero Alighiero Noschese, che era il reuccio incontrastato di Canzonissima, negli anni 70. Poi arrivò Gigi Sabani, e ogni volta che Noschese ciccava una battuta, ecco che la critica si imbizzarriva: “premesso che Noschese è un comico con i fiocchi… Però Sabani fa ridere di più”.
Come tutti i numeri uno, quel grande artista reagì malissimo: finì per cadere in una brutta depressione e com’è finita… Beh, lasciamo perdere.

Non sarà, ovviamente, il problema di Buffon. Che è un grandissimo, e un grandissimo rimane.
Ma che deve per forza pensare al futuro; ed è ovvio che un po’ di terreno sotto i piedi se lo senta mancare.
Di soldi ne ha guadagnati a vagonate, ma (dicono) molti ne ha anche sperperati. E anche per quanto riguarda la riconoscenza e tutto il resto, alla Juventus sono abbastanza selettivi; direi piuttosto che sono molto Fiat, nel senso di Piemontesi (anche se di piemontese, alla Fiat, c’è rimasto pochino). Ti fanno una stella commemorativa allo stadio, ti invitano alla partita delle vecchie glorie ma nei posti di comando ci mettono chi vogliono loro… l’unica “bandiera” che ha continuato a sventolare è stata quella di Boniperti, ma solo dopo averlo “testato” come manager, per diversi anni, di alcune tenute agricole di proprietà Fiat (un paio vicino a Chiusi, dicono).

Nessuna acredine, dunque.
Buffon può stare tranquillo. E i nove in pagella dopo i prodigi di ieri sera testimoniano che siamo tutti con lui. Con quello che di buono rappresenta e con quello che ha rappresentato per tutti gli sportivi.
Solo un po’ di voglia di gridare “al lupo”.
Anche se il lupo non è ancora arrivato…