La storia si impara sui libri.
Possibilmente, quando è scritta bene. Con il rigore dello studioso ma anche con uno stile divulgativo… Semplice e chiaro: come insegnano gli anglosassoni (che non a caso sono i più bravi).

La televisione può fare molto, ma non tutto. Perché è si informazione e e cultura, almeno negli intenti: ma poi è soprattutto spettacolo e intrattenimento. È ricerca di audience e pubblicità da vendere…. Pretendere di imparare la storia grazie ad una fiction, sarebbe fin troppo bello e comodo. Ma un conto è la prosa di Dumas, Tolstoj o Manzoni: un altro, le pur gradevoli parodie che ne facevano il Quartetto Cetra a Studio Uno.

Le produzioni-kolossal tipo “I Medici” vanno là dove le porta il denaro.
È una regola alla quale non si sfugge… La Rai, per esempio, ha fatto anche roba memorabile: mai visto un Geppetto più Geppetto del Manfredi del 1971: e il Gesù Cristo di Zeffirelli era tale e quale il Gesù Cristo che vedevamo nei quadri della chiesa parrocchiale. Più che semplici sceneggiati erano opere d’arte, che meritano il dovuto rispetto anche a decenni di distanza. Ma evidentemente il tempo è cambiato, e con lui sono cambiati i gusti e le sensazioni del pubblico.
Ai miei tempi, una barzelletta di Gino Bramieri ti teneva incollato alla tv per una ventina di minuti… A Zelig, nello stesso lasso di tempo, hanno già “bruciato” quattro comici e almeno due televendite.

E c’è che Il libro è diventato, purtroppo, un oggetto desueto.
Leggere è un piacere assoluto, ma costa fatica: richiede comunque un’attenzione e una concentrazione che non sempre siamo disposti ad elargire. Mentre la televisione, vuoi mettere? È colorata, scorre bene e qualcosa, alla fine, ti rimane comunque.
Per questo le polemiche un po’ piccate di questi giorni hanno un sapore stucchevole… Dietro a “I Medici” non c’è Alberto Manzi o il “Dipartimento Scuola Educazione” (se esiste ancora). C’è, invece, una brillante operazione commerciale studiata a tavolino che deve vendere un prodotto in un mercato disposto a comprarlo. E questi mercati hanno evidentemente un pubblico di gusti e tendenze che vanno assecondati, se si vuol fare bene il proprio mestiere.
Gusti che, per quanto raffinati ( o dozzinali, a seconda di come la si pensa) sono sempre gli stessi. Sul modello dei troni di spade che vanno di moda adesso: protagonisti bellocci, qualche intrigo, un po’ di sangue e grande uso di cavalli… Non mi stupirei affatto se accanto a Cosimo de Medici arrivasse ad un certo punto un mago che fa gli incantesimi (molto di moda adesso), un drago sputafuoco se non addirittura un vampiro.

E comunque, tutto quello che di gotico e di medievale è possibile metterci dentro, che sono argomenti “a la page”: con le relative incongruenze, tipo il Duomo di Firenze che fa capolino sopra Palazzo Contucci (!) o la gente vestita invariabilmente di nero in un’epoca invero piuttosto colorata… Ma se è per quello, anche Inferno di Dan Brown (campione d’incassi) è una boiata dietro l’altra. E persino i film di Luigi Magni, per quanto favolosi, non sempre risultavano impeccabili.

Leggiamo i libri, piuttosto. E lasciamo alla tv il suo compito, che è quello di produrre fatturato (e far lavorare gli artisti).
A noi rimane la certezza di vivere in un posto benedetto da Dio, dalla storia e dagli uomini.
Facciamocela bastare, senza fare gli schizzinosi.

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