Non è mica che perché sei Olandese devi per forza essere più bravo di tutti.
Anche loro, sono come gli altri.
Vincono se hanno i calciatori; anche se poi è gente che se la tira parecchio, e sembra che a pallone abbiano giocato solo loro.
In parte è vero: gli riconosco uno standard di genialità che parte da Rinus Michels (il maestro) , passa attraverso Johann Crujff (la pietra miliare) e arriva ai vari Van Gaal-Advocaat-Hiddink (gli allievi)… Con un tratto abbastanza comune, però: e cioè che hanno vinto quando si sono ritrovati tra le mani squadre (o generazioni) di campionissimi. O Presidenti disposti a spendere.
Senza quelli, non vincevano neanche questi scienziati, nonostante si facessero pagare parecchio; perché gli Olandesi hanno sì il culto del lavoro ben fatto, ma anche e soprattutto del denaro… Nemmeno in certi paesi della Valdichiana ne ho visti di così ossessionati.
Gli Olandesi sono gente di mondo: imparano correttamente una lingua in tre mesi ed hanno nei cromosomi il gusto dell’avventura, proprio dei loro antenati che nel Seicento solcavano gli oceani e inventavano il commercio. Forse, piacciono anche per questo… Sono a casa loro in Australia e nel Madagascar: hanno un dna nordico, ma anche un po’ paraculo. Con l’arancione delle magliette ed il respiro elettrizzante di Amsterdam, dove mettono le donne in vetrina e fumano la marijuana al bar.

Ritornando agli allenatori, però, tenderei a non esagerare: gli unici due ai quali riconosco un talento superiore (italiani esclusi) non erano Olandesi… Uno era Brian Clough, Inglese dal bruttissimo carattere. L’altro era Ernst Happel, genio autentico che veniva nientemeno che dall’Austria, un paese dove, nel football, hanno chiuso bottega da almeno ottanta anni.

All’Inter, evidentemente, pensavano che l’Olandese potesse bastare.
Ma si sono sbagliati: perché Frank de Boer, forse, non era la persona giusta.
E non è un genio nemmeno lui, purtroppo… E’, invece, un buon uomo che si dà molto da fare, che viene da alcuni campionati vinti con l’Ajax (ma in Olanda non è impossibile, vincere con l’Ajax) e che ha l’aria di metterci l’anima. Ne sono la prova quelle conferenze stampa un po’ Stanlio e Ollio che fanno venire in mente “Le ragazze dell’Est”, di Claudio Baglioni (“e poi dire qualcosa in un italiano stranoooo”).
Ma De Boer è arrivato in mezzo all’Inter in un momentaccio: catapultato lì (dicono) da qualche “magheggio” tra faccendieri, procuratori e dirigenti e senza nessun preavviso. Si è trovato un ambiente in fibrillazione (come al solito), una situazione societaria dove in molti mettono bocca (i Cinesi, Thohir, Ausilio, persino Moratti, l’altro ieri) e una squadra che magari non è malaccio, ma deve essere ancora assemblata. E,tatticamente, è un rebus abbastanza inestricabile…. Checché ne dicano gli esperti che fino all’altro ieri l’avevano battezzata come la vera “anti-Juve”.

Non credete alla barzelletta dello spogliatoio che “rema contro”: a quei livelli lì, un calciatore quando va in campo, va per vincere. Sono poco più che bambini: e se non ci arrivano loro, ci arrivano i Procuratori che gli insegnano ogni giornoa vivere… Giusto uno come Rivera aveva il potere e la personalità di esautorare un tecnico, o addirittura un Presidente.
Ma era Rivera.
E nell’Inter attuale, di Rivera non ce ne sono.

Semplicemente, una squadra non perfetta. Un ambiente dallo psicodramma facile e i tifosi che inveiscono contro quel pirla di Mancini, e poi se lo riprenderebbero. Tutto in perfetto stile Inter, insomma.
E questa è roba che ci vorrebbe la bacchetta magica.
Ma Frank de Boer, quella bacchetta non ce l’ha.
Anche se viene dall’Olanda.

Annunci