“L’unico in grado di poter guardare negli occhi Valentino Mazzola senza dover abbassare lo sguardo”.

“L’unico in grado di poter guardare negli occhi Valentino Mazzola senza dover abbassare lo sguardo”.
La definizione, credo, è di Giampaolo Ormezzano.
E anche se non lo è, va bene ugualmente. Perché rende l’idea alla perfezione.
Di Steven Gerrard, e anche di Valentino Mazzola. Che nessuno di noi ha mai visto giocare, ma è ugualmente un campione inimmaginabile: di quelli che giocano da “10”, ma sono anche “9”… all’occorrenza “8” e spesso anche “4”. Ed ognuno di quei ruoli sanno declinarli alla perfezione, dall’alto di una personalità e di una classe che si riconoscono basta mettano piede in campo.
Così Valentino Mazzola.
E così Steven Gerrard, che proprio oggi chiude con il calcio.

Chiude senza aver mai vinto il campionato. Che detta così assomiglia molto ad una barzelletta: ma il vento è cambiato, anche in Inghilterra. E il caro, vecchio Liverpool se la sfanga male, al cospetto degli sceicchi e dei loro costosi balocchi, tipo il Manchester City.
E conseguentemente non c’è più la fascinazione di una volta: della Kop (“You’ll never walk alone”) e dei portuali irlandesi che in quella squadra vedevano una specie di riscatto. E del vecchio Bill Shankly, che un giorno disse “Il calcio a Liverpool non è questione di vita o di morte. E’ molto di più.”
Magari ci riusciranno quest’anno… Perché Klopp è il tipo giusto. E perché quando li ho visti asfaltare il Watford, dieci giorni fa, mi è sembrato di rivedere il furore dello squadrone di Keegan, Souness e Mc Dermott. Che amammo alla follia nelle notti degli anni settanta; e che poi smettemmo di amare improvvisamente. A Bruxelles, una sera di maggio.

Però, il Liverpool una Champions League l’ha vinta. Nel 2005.
E chi era Steven Gerrard, lo si capì al Camp Nou. Quando il Barcellona di Ronaldinho passò in vantaggio, e sembrava la classica partita da tappeto rosso.
La telecamera indugiò sul Capitano che osservava i festeggiamenti un po’ sprezzante e masticava nervosamente una gomma americana. E intanto, si tirava su le maniche (come faceva anche Valentino Mazzola).
Finì due a uno per i Reds, e la sua prestazione fu una roba assurda. Da eroe western.
Guardavo la partita con il povero Edoardo, quella sera, che ne rimase ammirato.
“Che giocatore….” Disse a fine partita
“Quale?” gli chiesi
“Quello che biascia il ciringumme…”
“Biascia” è storpiatura toscana che sta per “masticare”. “Ciringumme”, ovviamente, è l’italianizzazione di “Chewing-Gum”, parola inglese che Edoardo non sapeva pronunciare.

Anche se poi, quella Champions la perse in finale… Proprio contro il Milan, che si prese la rivincita dopo aver visto le streghe a Istanbul, due anni prima. Ci pensò quell’assassino di Pippo Inzaghi: uno che a Liverpool temevano molto perche assomigliava al loro adorato Jan Rush, famoso per i gol “sporchi.
“JESUS SAVE”, c’era scritto sul frontale di una chiesa sul Merseyside.
“…And Rush scores on the rebound”, ci vergarono sotto con la vernice spray.

Sulla comparsata in MLS, glisserei.
D’altronde, Gerrard è talmente intelligente da capire che certe esperienze non aggiungono niente ad una carriera. Semmai, tolgono qualcosa.
Ma vivere bisogna, e due penny in più in tasca non fanno mai scomodo, in questi tempi avventurati.
Rimarrà l’uomo che “biascia il ciringumme” al Camp Nou. E’ un’immagine che mi è rimasta addosso.
Perchè un Capitano, gira e rigira, è quella roba lì.
E’ un sogno.
Uno come Steve Gerrard.
E come Valentino Mazzola.