Faccia buon viaggio, dunque, il buon Ezio Pascutti. Ci ricorda un tempo ormai andato ed un Bologna forse irripetibile.

Quannocevòccevò, dicono a Roma.

Oggi, per esempio, ho comprato il “Corriere dello Sport-Stadio”.
Che non compro quasi mai.
Perché dietro ad una oggettiva (e storica) autorevolezza si cela talvolta una faziosità da bollettino di parrocchia.
Un rigore alla Juve, per il “Corriere dello Sport-Stadio” è un furto. Quelli elargiti a Roma e Napoli, passano quasi sempre in cavalleria.

“Stadio” è una testata storica, intendiamoci. E’ una specie di “Tuttosport” di Bologna che ha tenuto decorosamente fino a quando avevano da parlare dello “Squadrone-Che-Tremare-Il-Mondo-Fa” (anni sessanta, più o meno) … Poi, ridimensionato il Club di riferimento, si sono assottigliati di parecchio anche i lettori; e per sopravvivere si sono dovuti accoppiare con il “Corriere dello Sport”, che ha sede a Roma.

Oggi, l’euro e trenta mi è sembrato meritato.
Per l’onore che hanno fatto a Ezio Pascutti, che è venuto a mancare ieri sera; e lo hanno fatto dedicandogli un bel pezzo di copertina e le due pagine di apertura.
Che non era affatto scontato, perché oggi conta la tiratura: e dilungarsi su un calciatore ormai ultra dimenticato, e di robe che risalgono a più di cinquant’anni fa equivale (editorialmente) a darsi un calcio nei cosiddetti… Anche se hai sede a Bologna e il calciatore in questione si chiama Pascutti.
Ma vuol dire anche avere ancora un po’ di sangue nelle vene, perdio.
E fosse solo per questo, il giornale andava acquistato.

Ezio Pascutti me lo ricordo poco. Quasi niente.
Nella mia memoria fotografica di bambino che collezionava figurine, lo associavo ai molti calciatori con la faccia da vecchi. Che magari avevano vent’anni ma ne dimostravano cinquanta; tipo Cudicini, o Udovicich del Novara. E siccome non c’era tutto ‘sto culto dell’immagine, li fotografano spesso in pose sofferenti…Ed avevano facce di gente che sembrava appena uscita da un tackle con Romeo Benetti.
Pascutti aveva una pelata precoce. E una chierica che gli spuntava sul coppino.
Non era Gigi Riva, ma segnava parecchio; e fu protagonista dell’ultimo, lontano, scudetto rossoblu: quello del 64, scucito nello spareggio all’Inter di Herrera, che in quegli anni dominava in lungo e in largo.
Era il Bologna di Fuffo Bernardini, che giocava “come si gioca in paradiso”… Bulgarelli e Haller formavano una coppia di mezzeali tra le meglio assortite di sempre, e in attacco c’erano lui e “Dondolo” Nielsen. Il danese era un fromboliere delizioso (e sfortunato, ahilui) Pascutti era un tipo spiccio e coraggioso: c’è una foto storica che lo ritrae nell’atto di segnare un gol di testa, in tuffo, in uno stadio strapieno (come succedeva spesso, allora).

E’ un’immagine epocale, perché si vede lui, in un volo plastico e preciso; e poi, in netto ritardo (e un po’ goffo) il suo “nemico storico” Burgnich. Che era un marcatore spietato, ma che con Pascutti trovava un osso durissimo… “Mi ha fatto saltare più molari lui che il mio dentista”, ammise una volta il grande “TarciRoccia”.

Faccia buon viaggio, dunque, il buon Ezio Pascutti.
Ci ricorda un tempo ormai andato ed un Bologna forse irripetibile: dove giocava (da riserva) anche un certo Bruno Pace, tipino dalla lingua lunga… Che quando vide sfilare in Piazza Maggiore un corteo che gridava “Pace in Vietnam” prese da una parte quello col megafono e gli sussurrò: “Va bene… Purchè vengano con me anche Janich e Tumburus…”.

Non li fanno mica più calciatori così…