Solo in Italia una foto del genere poteva creare tutto quello scalpore.

Forse perché ci stiamo più attenti.-O magari, semplicemente, perché siamo i più infelici.
Così incattiviti con il mondo da non potersi nemmeno più godere uno spettacolo come il football, senza metterci dentro quella dose di veleno tale da renderlo indigesto.

Chi ha visto Juventus-Lazio può testimoniarlo. Raramente si è assistito ad una partita così a “prova di bomba”, dove l’arbitro non ci ha messo mano, nemmeno se avesse voluto (la Lazio avrà oltrepassato metà campo quattro-cinque volte)… Eppure è bastata quell’instantanea per trasformare una pacca sulle spalle nella notizia del giorno.
Quando poi, su facebook, hanno fatto vedere altri abbracci altrettanto affettuosi che riguardavano però calciatori del Milan, dell’Inter o del Napoli, sono subito scattati i distinguo. E gli abbracci sono sembrati meno abbracci di quello tra Buffon e Tagliavento.
Che poi, a dirla tutta, se c’è uno che mi sembra al di sopra di ogni sospetto (almeno in questo caso), quello è proprio Buffon: che dopo vent’anni di carriera è abbastanza logico che conosca tutti, e con molti, a furia di vedersi, vi abbia instaurato persino un rapporto amichevole.
Mi sembra, insomma, il classico “amicone”, più che un losco figuro dedito alla “captatio benevolentiae”: nei convenevoli di inizio partita è sempre il primo a tendere la mano, e a sorridere, spesso applaude (ricambiato) i tifosi avversari e il massimo che si concede è qualche moccolo in mondovisione, puntualmente evidenziato anche dal web. .
Ha un difetto, purtroppo.
Gioca nella Juventus FC.
E la Juve è da sempre il mandante occulto di tutti i mali del nostro calcio, anche quando vince lo scudetto con cinque giornate di anticipo… E gli arbitri, sono quasi sempre i suoi sicari: nel migliore dei casi, dei Ponzio Pilato che si lavano le mani; nel peggiore, la Santa Inquisizione che ti brucia in piazza: in ogni modo, sempre gente asservita al potere della Fiat, della Massoneria mondiale e della Spectre.

Di certo, fare l’arbitro deve essere proprio un mestieraccio: me lo diceva sempre Nanni Machetti, che pregavamo a mani giunte per dirigere Scapoli-Ammogliati. E poi, a fine partita, prendeva regolarmente del mascalzone e qualcuno voleva pure picchiarlo.
Perché da noi l’arbitro nasce cornuto a prescindere.
E’ il retaggio di una cultura che vede nell’autorità un nemico, e nelle regole da rispettare una specie di affronto. E tende a giustificare i propri fallimenti con le congiure di qualcun altro che trama alle nostre spalle.
Poi, le ingiustizie esistono, intendiamoci… Ed esisteranno sempre, perché la famosa “sudditanza psicologica” fa parte del gioco, anche al caffè dello sport: “Commendatore… Può spostare la macchina che non ci passo? Ma faccia con comodo, e finisca pure la partita…”, mentre se c’era l’ape di Pelino chiamavano i carabinieri.

Esiste la sudditanza psicologica, ma non è con quella che si vincono i campionati.
Nemmeno se abbracci Tagliavento a fine partita, insomma.
E sarà il caso di metterselo in testa prima che arrivi la moviola in campo: che sarà la benvenuta, non fosse altro per vedere la faccia di quelli che sul centimetro in più o in meno hanno costruito una verginità. Soprattutto, quando vedranno che, anche con la moviola in campo, il Celtic continuerà a vincere il campionato scozzese e la Stella Rossa quello jugoslavo. E la Liga continuerà ad essere una questione tra Real e Barcellona.

Ma vedrete che qualche altra scusa, riusciremo a trovarla.

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