Quando l’ho vista lì, in vendita, non ho resistito. L’ho pagata un euro e cinquanta… Un prezzo onesto, visto che si parla di un sogno.

Effetto “Carramba che sorpresa”.
“E dopo 43 anni, Ivan Gregori….è quiiiiiiii!”

E’ saltato fuori all’improvviso, quando mi ero ormai rassegnato. Ed è successo domenica pomeriggio, al Salone del Fumetto di Arezzo, dove ho trascorso un pomeriggio magico.
Vi era stipato di tutto, là dentro: una tre giorni dove facevano la parte del leone vecchi giornaletti di Tex, Zagor, Diabolik e dischi a 45 giri… Varie memorabilia degli anni 60-70-80 e, naturalmente, le vecchie figurine Panini.

E lì, ho ritrovato lui.
Dopo un folle inseguimento durato 43 anni.
Perché tanti sono passati dall’album 1973-74, e dai pomeriggi nella cartoleria della povera Duina nella vana speranza di veder uscire, prima o poi, la faccia di questo tipo.
Che, però, non si fece mai vedere.
Noi non ci dormivamo la notte. E la frustrazione aumentava quando qualcuno metteva il dito sulla piaga: “Vi manca Gregori del Cagliari? E pensare che a Sinalunga te lo tirano dietro…”.
Ma Sinalunga, a quei tempi, era un posto abbastanza lontano, nonostante i dodici chilometri… Una specie di esotica Shangri-la dove andavi una volta al mese, giusto per comprare mutande e canottiere.

Gregori non era un campione. L’almanacco Panini non gli accreditava nessuna convocazione in Nazionale, nemmeno in quelle formazioni sperimentali che allora andavano di moda.
E questo ci convinceva dell’esistenza di una vera e propria “mistica” delle figurine, che obbediva a regole quasi esoteriche; e poteva elevare Gregori del Cagliari ad un livello superiore di Mazzola e Rivera.
Lì imparammo, insomma, il primo, rudimentale concetto di democrazia applicata al pallone: ogni calciatore contava per uno, che fosse un asso o un gregario; e nell’economia di una raccolta da completare, Spadoni della Roma valeva Gigi Riva.
Boninsegna e Anastasi li avevi triploni, e magari ti capitava di spasimare per Braca del Catanzaro… Per completare il Milan, non vi racconto le sudate alla ricerca di un tale Citterio, che era la riserva di Anquilletti.

Ivan Gregori, però, era la più rara di tutte. Una specie di Santo Graal. L’equivalente del’isola non trovata di Guccini; il sogno che hai sempre inseguito e mai raggiunto.
Molti dei miei amici di allora sono splendidi cinquantenni: hanno belle famiglie, vite professionali invidiabili e qualcuno di loro è persino diventato nonno, ma quella dannata figurina nessuno di noi ebbe la fortuna di appiccicarla… Rimase un rimpianto, come tanti altri.
Perché alla fine ci rassegnammo ad un album incompleto, con quella sola finestrella vuota…Il brutto effetto della donna più bella del mondo, che poi sorride e scopri che le manca un dente.

Quando l’ho vista lì, in vendita, non ho resistito.
L’ho pagata un euro e cinquanta… Un prezzo onesto, visto che si parla di un sogno.
E già che c’ero, ho comprato pure Mascalaito del Verona 71-72 e Sepp Maier dei Mondiali in Germania; perché mi sono sembrati investimenti intelligenti, e nella vita non si sa mai.

Adesso Ivan Gregori è al sicuro.
E’ mio. Lo custodisco nel portafoglio, lontano da occhi indiscreti; e ogni tanto mi guardo quello strano sorriso, e quella bellissima maglia del Cagliari, in uno stadio assolato e pieno di gente.

Potrei esibirlo al bar, uno di questi giorni.