Per capire cosa possa rappresentare il football per una città, o per una comunità, basterebbe farsi un giro per Napoli questa sera, intorno alle nove.
O anche durante tutta la giornata, con le ore che passano e scandiscono l’avvicinamento graduale alla partita.

Mi piacerebbe esserci.
Perché Napoli è città pazzesca e contraddittoria. E’ tutto e il suo contrario; ha centomila problemi e centomila e una risorsa.
E poi, perché chi ama il calcio ma non ha mai visto una partita del Napoli insieme ai Napoletani, beh… Giuro che si è perso qualcosa. Qualcosa di sudamericano.
Non c’è niente che gratifica quella gente più del poter andare a petto in fuori, orgogliosi della propria città (quando accade); come quella volta che inaugurarono la metropolitana di Via Toledo, ed era così bella e moderna che rimasero a bocca aperta persino i Giapponesi.
Tanto per dire che Napoli è anche questa, e non solo il far west delle periferie… Che, come disse una volta il Sindaco De Magistris, andatevi a fare un giro nelle Banlieue parigine, e poi ne riparliamo.

Stasera l’occasione è storica, perché c’è nientemeno che “O’ Real Madrid”: è una specie di lotta di classe (come ha felicemente titolato la Gazzetta). E il Napoli, stavolta, ci arriva da avversario temuto e rispettato, come ha ammesso anche Zidane.
Ci arriva con la consapevolezza di poter far bella figura davanti a tutto il mondo e confortata dai cattivi presagi che aleggiano sul calcio spagnolo, dopo il tonfo del Barcellona di ieri sera (e Napoli è città superstiziosa). E poi, oggi è il compleanno di Totò, che della città è uno dei simboli più amati; perché faceva ridere, e dietro la risata c’era un uomo malinconico.
E Napoli è anche questo.

Ci saranno diecimila tifosi al seguito; e qui la domanda “ma questi, dove troveranno sempre il tempo, e i soldi?” scatta spontanea.
Ci sarà Maradona, ultimamente alla ricerca spasmodica di visibilità (e questo Napoli deve sembrargli una vetrina niente male).
Che, detto tra noi, non mi sembra né un grande ambasciatore né un eccellente uomo-immagine: ma per capire cosa rappresenti Diego per quella gente, bisognerebbe scomodare l’antropologia.
E naturalmente Sarri, che dipingono come una specie di Cenerentola al ballo di mezzanotte. E invece è uomo non banale, come dimostra la splendida intervista a Condò; dove ha parlato di calcio e di letteratura. Di vita e di provincia toscana. Dimostrando che il successo non è mai casuale.

Napoli è una città eccessiva. Troppo affollata, intanto.
E poi è “troppo” di tutto… Troppo ingenua e troppo furba. Troppo finta o troppo vera: troppo buona e troppo cattiva.
Però, proprio per questo ha “mille colori”, come dice la famosa canzone.
Ed il fatto che stasera giocherà con la maglia nera dispiacerà un po’ a Pino Daniele; ma forse va bene così, perché in campo ci saranno il bianco e il nero.
Ovvero, il tutto e il suo contrario. O anche, i due estremi dentro i quali ci stanno tutti i colori del mondo.

E allora, può darsi che sia la loro partita.

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