La frustrazione e l’avvilimento che ti prendono in serate come ieri, se sei un tifoso, sono qualcosa di tremendo.
Io, di solito, reagisco malissimo.
Se sono davanti alla tv, spengo. Se sono in tribuna, abbandono.
Getto la spugna e me ne vado. Al diavolo tutti gli “you’ll never walk alone” di questo mondo… Se lo spettacolo diventa avvilente, non ce la faccio. Ci sto male.
E’ più forte di me.

Riconosco i miei limiti, e mi specchio nella famosa definizione che il grande Nick Hornby fa del tifoso di calcio, la cui condizione è sempre quella dell’amara delusione, e quasi mai l’appagamento totale.
Soprattutto quando tieni squadre che non sono il Real Madrid, o il Bayern, o la stessa Juventus; che perdono anche loro, intendiamoci… E quando lo fanno, ci rimangono doppiamente male (perché non ci sono troppo abituati): ma nella sconfitta c’è, incorporata, la certezza di un banale incidente di percorso; un’occasionale, fastidiosa nuvola nera che genera un acquazzone imprevisto. Poi, tornerà il sole.

Quando succede alla Fiorentina, invece, una botta come ieri sera
ti colpisce forte e ti mortifica nel profondo. Tira in ballo concetti biblici del tipo “polvere siamo, e polvere ritorneremo”, fino alla sintesi finale: “ma si può star male così per una squadra di pallone?”
La risposta è si. Purtroppo.
Anche se c’è di peggio nella vita.
E poi cosa è la Fiorentina per Firenze, non è nemmeno molto facile da spiegare, perché è una simbiosi addirittura superiore a quella di Napoli per il Napoli e di Roma per la Roma.
Con una differenza, però. Che Firenze è una città piccola.
Bella, ma piccola.
E la Fiorentina (che da noi aveva gli stessi tifosi della Juve, o quasi) da entità nazionale è diventata regionale e adesso quasi esclusivamente cittadina… E con quei numeri non si sogna più.
Ammesso non arrivi lo sceicco, o i Cinesi.

A questo, i Fiorentini non si rassegnano. E se una volta esisteva un margine di prospettiva accettabile, capiscono che è sparito pure quello; perché la trasformazione del calcio ha falcidiato proprio il “ceto medio”. Non i club piccoli (che un certo destino lo mettono pure in conto), bensì la Fiorentina, il Torino, la Lazio fino ad arrivare a Napoli e Roma, che infatti vendono sempre più spesso e comprano poco, se non quelli che gli altri hanno scartato.
E se Bernardeschi (o Chiesa) infilano tre partite decenti di fila, trovano subito chi gli propone un quadriennale da sei netti a stagione, mentre tu puoi offrire la metà della metà… E il tuo bel giocattolino te lo smontano alla prima sessione di mercato, senza nemmeno la possibilità di uno scintillio di grandezza; come hai vissuto ai tempi di Hamrin, o di Antognoni fino a Batistuta.
Dice: “ma se non si vince mai, i tifosi saranno sempre di meno. E saremo destinati ad una decrescita più o meno (in)felice dove sarà benedetto anche un settimo-ottavo posto”.

E così, si finisce a contestare i Della Valle, colpevoli di non metterci niente.
Che è abbastanza logico… Soprattutto in quei frangenti, dove avresti voglia di farli uscire dalla porta di servizio, alle tre di notte (come avrei fatto anche io, se fossi tifoso della Viola).
Però sono tifoso di un’altra squadra… Che quando si è stufato Garrone, non ha visto arrivare né gli sceicchi né i Cinesi.

Si è beccata Ferrero, pensa te.
Che nessuno ha ancora capito chi sia… Ma di sicuro non è quello che ci farà rivincere lo scudetto.

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