Comincerei a pensare al Porto, fossi in loro.

E non tanto (e non solo) perché il Porto è una buona squadra. Quanto perché in Europa si corre e si gioca novanta minuti.
Intensamente, tra l’altro.
E la Juventus (come tutte le squadre italiane, d’altronde) non c’è più abituata.

Spero in un passaggio del turno per il buon nome del football italiano, che anche quest’anno si è ridotto a figure da terzo mondo calcistico; e che ha nella sola Juve (e spero nella Roma, ma ci credo poco) l’unica superstite.
Considerato che siamo appena agli ottavi di finale, il quadro è come minimo avvilente. E imporrebbe (specie dopo le eliminazioni da operetta di Inter e Fiorentina, per esempio) una riflessione ben più ampia e severa.
Invece, un dubbio rigore alla Juve ha lavato tutto, cattive coscienze comprese. E ha spostato immediatamente l’attenzione sul “braccio attaccato al corpo”, “l’intenzionalità”, “il movimento congruo” e tutte quelle pastoie burocratiche più degne di un avvocato che di un innamorato del gioco.
Questo mentre il Barcellona fa vivere ai suoi tifosi una notte addirittura leggendaria, il Bayern entusiasma all’Emirates rifilando cinque gol all’Arsenal, e Manchester City-Monaco danno vita ad una gara mozzafiato che incolla alla tv gli sportivi di mezzo mondo.
E ci si domanda come mai i diritti della serie A non li vogliano più nemmeno in Uganda.

Forse il calcio è davvero (come dicono) lo specchio di un’Italia incattivita. Un’Italia incazzosa e inquieta dove tutto diventa pretesto per un litigio, un’invidia o una polemica: e il cui livore, i social network hanno portato al diapason.
Sono stato ospite di un programma radiofonico, tanto per fare un esempio.
Uno di quei talk-show del pomeriggio dove mi invitano spesso: e mi presentano, sorridendo, con la qualifica di “scrittore sampdoriano”…. Che deve suonare bene, evidentemente. Lo stesso effetto di quel tipo (irresistibile) che esibiva un biglietto da visita con su scritto: “ Idraulico Comunista”.

L’intervento più risoluto è stato quello di un tifoso romanista, tuttora avvelenato per il famoso gol annullato a Turone, nel 1981. Con un elenco dettagliatissimo di malefatte vere o presunte combinate ai danni della Roma negli ultimi trent’anni.
Sono rimasto scioccato, lo confesso. La stessa sensazione di quando si incontrano quelli che vedono il fumo degli aereoplani e vi scorgono un complotto della Cia.

Ho obiettato che la Roma ha vinto senza nessun problema, quando ha avuto la squadra per vincere. E che ai tempi di Sensi, gli aggiustarono in corsa la norma sugli extracomunitari, tanto per dire.
Quando non ha vinto, più che di furti, si doveva parlare di suicidi… Alcuni tra i più spettacolari della storia del calcio, tra l’altro.
Perché tali furono i famosi rigori con il Liverpool, lo scudetto perso con il Lecce (1986), il fatale 2-2 a Venezia (due rigori concessi da Collina a tempo scaduto) e il clamoroso harakiri interno con la Samp di Cassano e Pazzini (2010).
Per non parlare di un paio di Waterloo epocali, tipo l’imbarcata di Manchester e il 7-1 interno con il Bayern.

“Ma allora, lei è un simpatizzante della Juve!”, ha detto tutto scandalizzato il mio interlocutore.
E lo ha detto con il tono che si riserva ad un affiliato della camorra, o del Ku Klux Klan.
Poi, ha riattaccato.

Dio salvi il calcio italiano.

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