Lo spettacolo di David Gramiccioli mi è piaciuto.
Molto.

Potevano organizzarlo meglio, quello si.
Ma chi fa teatro, a certe leggerezze, si abitua in fretta… E finisce per ingoiare anche quest’aria sottotraccia un po’ da carbonari e la mancanza di quel minimo di pubblicità che avrebbe incoraggiato la presenza del grande pubblico.
E che lo show avrebbe ampiamente meritato.

Per quanto ne ho capito, l’evento si saldava con le molte manifestazioni sportive che hanno organizzato a Siena in queste ultime settimane; il Sindaco e l’Assessore (presenti in sala) hanno tenuto a testimoniarne la buona riuscita, cominciando dalle “Strade Bianche”, che è stato il fiore all’occhiello, ma anche con i vari contest di pugilato, atletica leggera, equitazione ed altro.
In questo evento, invece, dovevano impegnarsi di più.
Il Teatro dei Rozzi è rimasto chiuso fino alle sette meno dieci; poi hanno offerto un bel rinfresco, e lo spettacolo che era in programma per le 18,30 è slittato fin quasi verso le 20… Ne saranno sicuramente rimasti soddisfatti gli espugnatori da buffet (che non mancano mai); io, che ero lì per lo spettacolo, l’ho trovato fastidioso.
E ho pensato che quel vermouth potevano sorseggiarlo dopo, anziché prima.

Il teatro di David mi piace, lo dico subito…. E’ merce che compro a scatola chiusa.
E da spettatore tendo a comprare a scatola chiusa tutto (o quasi tutto) quello che centrifuga lo sport e la vita, da Federico Buffa in giu.
Anche se in questo caso (la tragedia dell’Heysel) si parla di morte, più che di vita.
Ed è un argomento che va maneggiato con cura.
Perché è un teatro difficile, e se sbagli i toni e gli accenti, il rischio “mattonata” è dietro l’angolo; dove per “mattonata” si intende uno di quei testi un po’ lugubri e sinistri nei quali si spara nel mucchio (la colpa è della “società”, dello stato, dei carabinieri o del parroco) con il risultato, poi, che nessun colpo va a segno.

L’approccio di David è lirico, invece. Lirico e intelligente.
E’ teatro di inchiesta, ma che rimane piacevolmente a mezzo metro da terra, senza mai cadere. Perché l’artista ci mette del suo, e lo fa svaporare nel più classico teatro di narrazione… E questo si deve al suo “milieu” di appassionato (e intenditore) di calcio, che si avverte, e ti prende a braccetto fin da subito, senza lasciarti solo.

David maneggia un argomento che conosce nelle sue pieghe più profonde. Ne traccia le coordinate luogo-tempo-azione con precisione ineccepibile, e aggiunge al racconto lo slancio dell’innamorato autentico (del football, e soprattutto di “quel” football). La sua denuncia è viva e rigogliosa: ne tira i fili con maestria, con il sorriso amaro di Dumas che scrive “vent’anni dopo”… L’esatto contrario di quei sapientoni che vorrebbero raccontarti Fausto Coppi, e poi sbagliano l’accento di Castellania.

Si esce leggeri, da questo show.
Leggeri, e non pesanti.

Soprattutto, se ne esce con la convinzione che sbeffeggiare i trentanove martiri di quella sera, è decisamente una merda (se si vuol chiamare le cose con il proprio nome). E’ una merda non commuoversi al racconto di molti di quei “caduti”, ed è una merda offendere il nome di Superga, di Paparelli, del commissario Raciti, con tutte le derivazioni del “Vesuvio lavali”, eccetera.

David (che è un tifoso “arrabbiato” della Roma), conclude proprio così. E disegna un quadro “di sostanza”, usando però colori tenui; e inserendolo dentro una cornice bellissima.
Da innamorato del calcio e della vita.
Oltrechè da grande artista.
Clap clap.

Annunci