Stamattina, ancora lamentele dal Bayern Monaco. Perché la giustizia trionfi. E perché (aggiungiamo noi) finchè si ruba ai poveri, va tutto bene.

Stamattina, ancora lamentele dal Bayern Monaco.
Vogliono a tutti i costi la moviola in campo, come il mio Aldone Biscardi.

Roba già sentita.
Perché nel football, come nelle risse da strada, vale la regola empirica dei due sacchi: uno per darle e uno per prenderle.
Poi, se sei un club ricco e potente, succede che i sacchi non abbiano necessariamente il medesimo volume. E si capisce che poi si diventa egoisti… E pretestuosi, anche.
E si esige che tutti ci cedano il passo, come quei Vicerè spagnoli del seicento; altrimenti, si sguaina la spada e si sfida a duello.
O, più comicamente, si entra nello spogliatoio dell’arbitro a fine partita per picchiarlo… Come facevano alla Coppa Brenna, nell’indimenticabile finale Montarrenti-Rosia del 75.

A me il Bayern sta persino simpatico, intendiamoci.
Un po’ meno del Borussia Monchengladbach (oh, yeah), ma più di Real e Barcellona.
Perché li vedo una roba solida, come certe stufe e lavatrici che costruiscono lassù; e perché nelle mie fantasie di ragazzo erano la squadra di Beckenbauer-Schwartzenbeck-Gerd Muller. E poi anche di Rummenigge e di un certo Dell’Haye, cavallone biondo così tedesco che più tedesco non si poteva immaginare.
In più, rispetto a Real e Barca, il Bayern se la tira un po’ meno. Eppure vanta fatturati altrettanto mostruosi (e forse ha meno debiti), ha lo stadio sempre pieno, e gioca spesso un gran bel calcio… Come l’anno di Heynckes, che sembrava l’ultimo dei pisquani. Poi trovarono Guardiola e il tiki-taka, e gliene fecero un secchio.

La polemica del dopo Bernabeu mi è sembrata pelosa.
Almeno quanto quelle dei dirigenti delle squadre giovanili, che prima stringono mani e pontificano sulla valenza educativa dello sport e poi arrivano alle mani perché gli altri hanno messo in campo un bambino nato il 29 dicembre del 2008.
Io ricordo Guardiola, per esempio, che disse: “Beh, la Juventus non dovrebbe attaccarsi a certe cose…”.
E ricordo soprattutto le scrollatine di spalle di Rummenigge quando gli capitò tra capo e collo il famigerato Ovrebo.
“Embè? Kosa folere da noi?”, ringhiò. Equivalente teutonico del sempiterno “chi vince, vince. E chi perde ‘un cogliona”.

Quelli della Fiorentina se la legarono al dito.
Convinti (da sempre) di avere in Europa la stessa fortuna dei cani in chiesa, tipo il Robbiati del Camp Nou, e quel becero di arbitro che fischia fine primo tempo mentre sta per depositare in rete.
Recuperarono quell’1-2 ingiusto come il peccato in una notte di freddo e di neve, salvo poi inchinarsi di fronte alla prodezza di Robben.
“Vussete peggio della Juve”, strillarono alla fine i tifosi viola. Ma ebbero giusto le pacche sulle spalle dell’uomo della strada.

Quelle che toccano adesso al Bayern, vivaddio.
Che però non è la Fiorentina. E, quindi, chiede la moviola in campo già stasera.
Perché la giustizia trionfi.

E perché (aggiungiamo noi) finchè si ruba ai poveri, va tutto bene.