E poi esistono quelli come Christian Puggioni. E sono loro i veri fuoriclasse.

La fotografia di Christian Puggioni mi ha toccato.
Debbo ammetterlo.

Vi ho colto una sua valenza emotiva, lontana dalla retorica d’accatto che spesso ammanta il football; a cominciare da quelli che baciano la maglia e poi brigano sottobanco con il procuratore per strappare un triennale nella serie B cinese.

Puggioni mi sembra uno in gamba; uno che racconta una sua storia molto particolare. Di quelle che potrebbero andar bene persino per un romanzo.
Tiene la Samp fin da quando era bambino, anche se poi la sua carriera professionale lo ha portato lontano. E quando, riserva del Chievo Verona, gli proposero un buon ingaggio al Genoa, ebbe il becco di rifiutarlo.
Perché, evidentemente, è un tipo con un po’ di sangue nelle vene. O, magari, da piccolo ha letto Salgari, maturando un concetto di onore che deve essergli rimasto appiccicato addosso: e, conseguentemente, sà che il Corsaro Nero non può fare domanda di arruolamento nella Marina spagnola.

Poi, siccome la ruota gira, a questo ragazzo è capitato di vestire (ormai trentasettenne) la maglia della sua vita.
Mi piace pensare che non sia un fatto casuale. Perché l’UC Sampdoria, con tutti i suoi difetti, dimostra ogni tanto una sua strana, anacronistica sensibilità; ed è proprio questa sensibilità che mi rende orgoglioso di sostenerla, e di volerle bene.
Christian è partito da dodicesimo, ovviamente. Poi, ha addirittura esordito in prima squadra, quando il titolare Viviano si è infortunato: e quella chance(nel derby con il Genoa, pensate un po’) se l’è giocata talmente bene che poi, in porta, c’è rimasto tutta la stagione o quasi.
Perché lo stop di Viviano si è prolungato più del previsto, e perché lui è un gran bel portiere.
E i tifosi, del suo rendimento, ne sono rimasti soddisfattissimi: emozionandosi vieppiù quando la tv lo inquadra nel prepartita, mentre li accompagna nella “Lettera da Amsterdam”. Un bellissimo coro che per noi è l’equivalente del vendittiano “Roma-Roma-Roooooma” che cantano allo Stadio Olimpico.

Secondo me, il protagonista della foto in questione è lui: Christian Puggioni. E non la buonanima di Boskov (come sarebbe più facile pensare).

Perché Christian è uno di noi.
Lo è fin da bambino. E non ha resistito all’idea di deporre un fiore sulla tomba dell’allenatore che gli ha fatto vincere il primo e (probabilmente) unico scudetto della sua vita.
Mi è sembrato un gesto affettuoso. E sincero.
Che non vidi fare, per esempio, a Luca Vialli. E nemmeno a Roberto Mancini, sempre solerti nello sbandierare la storiella del “secondo padre”, e che il giorno dei funerali se la cavarono con un telegramma ai familiari. Impegnati com’erano, l’uno ad una differita televisiva e l’altro ad una seduta pomeridiana con il Galatasaray.

E’ un bel gesto. E sono sicuro che sarebbe piaciuto anche a Conrad, che su queste cose scrisse un romanzo che si chiama “Lord Jim”… E che qualcuno potrebbe regalare al nostro grande portiere.
Scrivendo magari, sulla dedica, che nel calcio esistono Messi e Cristiano Ronaldo.
E poi esistono quelli come Christian Puggioni.

E sono loro i veri fuoriclasse.