La bellissima foto di Bonucci, con il figlioletto che adora il Gallo Belotti (e costringe il babbo ad andarlo a vedere) ci suggerisce una cosa.

Che a squadre come il Torino, non si può voler male.
E lo testimoniano le migliaia di “like” che quella foto ha ricevuto.
Chi gli vuol male (al Toro, dico) lo fa a suo rischio e pericolo: pericolo di rendersi ridicolo, prima di tutto.,.. Come ridicoli (oltreché beceri) risultano invariabilmente quei tre cialtroni da stadio che ogni tanto inneggiano a Superga, all’Heysel o al Vesuvio.

Va pur detto che quella foto è stata accolta, dagli stessi tifosi granata, con qualche perplessità… Perché dalle loro parti funziona molto una strana, orgogliosa “sindrome da accerchiamento”: quella degli indiani contro i cowboy, i “soli-contro-tutti” che connota da sempre la loro splendida, emozionante, e sfortunatissima storia.
E che Bonucci abbia il figlioletto che tiene al Toro, beh… forse li ha un po’ spiazzati: perché Bonucci impersonifica più di altri il cosiddetto “Stile Juve”. E quindi, il Nemico Assoluto, se non addirittura l’Impero del Male.
E’ quello che non ride mai, ha sempre il ghigno in faccia e il petto in fuori, e talvolta lo beccano in castagna che sbraita in faccia all’arbitro: è uno che (per simpatia) sembra destinato a raccogliere l’eredità di Boniperti e di Bettega… Strepitosi campioni, ma che sulla “Juventinità” se la tiravano un po’ troppo; mentre quelli come Scirea, o lo stesso del Piero, risultavano più graditi.

Non è nemmeno una novità, questa del campione che si alleva una “serpe in seno” (detto con tutta la simpatia del mondo, weh..).
Successe qualcosa del genere a Costacurta, che da capitano del Milan rivelò la passione nerazzurra del suo ultimogenito. Fu una rivelazione che l’intelligente campione veicolò in maniera simpatica… E l’Inter fu altrettanto carina (e geniale) nel far immediatamente recapitare al piccolo un completino originale ed un biglietto di tribuna per il derby… Da sfruttare, però, con l’accompagnamento obbligatorio del genitore.

Sono aneddoti simpatici.
Quantomeno, ci danno la misura di come lo sport offra variegate possibilità di sorridere, se maneggiato nel verso giusto… Mondato da quella faziosità spinta che spesso ci impedisce di coglierne i suoi aspetti più variopinti.
E ci aiutano a cogliere, nel sorriso di quel bambino, il fascino eterno di un Club come il Torino FC.
Che appartiene a tutti noi, e che nessuna faziosità può permettersi di intaccare. Nemmeno quella dei suoi stessi tifosi, spesso troppo risoluti in un’autocommiserazione che sfocia nel complottismo.

Il Toro è una fede.
Lo è per loro, principalmente.
Ma lo è per tutti quelli che amano il football di un amore autentico.
E che sentono il dovere di togliersi il cappello per il grande Manchester United che perì a Monaco, o per la Chapecoense. E per i caduti di Hillsborough, dell’Heysel e di tutte le tragedie che hanno accompagnato il cammino del calcio.

E che il 4 maggio ascoltano i rintocchi della campana di Superga e sorridono, dopo quasi settant’anni.
Perché, magari, non sono nemmeno tifosi del Toro.

Ma sanno, in cuor loro, che quella squadra era la più grande di tutte.
E non esisterà mai una capace di batterla.

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