Il campione che diventa monumento, e fatalmente troppo ingombrante. Poi, lo rimpiangeremo.

Totti e, naturalmente, gli arbitri che favoriscono la Juventus.
Niente di nuovo sotto il sole.
In attesa della moviola in campo, le notizie che ci propinano sono sempre le stesse: come ai Monopoli, che giri in tondo tutta la sera e poi ti ritrovi invariabilmente al punto di partenza.
Dove puoi ritirare ventimila lire.

Su Totti, vale il discorso già fatto sui calciatori quando (loro malgrado) diventano ingombranti. Come succedeva alla Juve quando Giovinco (o Matri) sbagliavano uno stop e la gente cominciava a rumoreggiare. Fino a scatenare un’ovazione quando Del Piero, finalmente, si alzava dalla panchina e cominciava ad effettuare un accenno di riscaldamento.
Spalletti, invece, è diventato abbastanza sadico da negargli ormai anche quel piccolo proscenio; ma i rapporti, ultimamente, devono essersi parecchio incancreniti, al di là delle dichiarazioni di facciata.

E’ un problema di orgoglio, penso.
Che è una delle caratteristiche di un campione. Ed è anche in ragione di quello che si tende a rimandare l’addio dalle scene… Perché smettere vuol dire sì rinunciare al denaro, ma soprattutto significa uscire dal cono di luce.
Come quelle “bandiere” che si vedono ogni tanto in tribuna o, peggio ancora, nelle partite tra le vecchie glorie; e che nessuno cerca più nemmeno per farti gli auguri di buon compleanno, dopo che per tutta una carriera bastava uno sbadiglio e finivi in prima pagina.
In questo senso, l’ideale rimane Platini, che disse basta all’improvviso; senza quelle tentazioni abbastanza miserevoli tipo Gilardino, che non fanno giocare nemmeno a Pescara, o peggio ancora Del Piero, Materazzi e gli altri che andarono nel campionato indiano. Che li fecero passare per intrepidi pionieri, e invece apparivano come brutte Gloria Swanson, fuori tempo massimo peraltro.

Forse Totti avrebbe fatto meglio a chiudere l’anno scorso. Detto con il senno di poi (ma non era difficile immaginarlo).
Ci avrebbero risparmiato un teatrino che non ha giovato né a lui, né a Spalletti e nemmeno all’AS Roma.
Dove, detto per inciso, sono in molti che auspicano di non averlo più tra i piedi.
Perché il meccanismo è sempre il solito: il campione che diventa monumento, e fatalmente troppo ingombrante.

Poi, lo rimpiangeremo.
La stessa cosa che successe per Baggio.