Si tratta di porcate vere e proprie.
Anche se vogliono farle passare per “provocazioni”.

Che già di per se sono robe inutili.
A me pare che il mondo sia già abbastanza fuori di testa, e di tutto abbia bisogno tranne di qualcuno che lo “provochi” ulteriormente.
“Ho voluto fare una provocazione”, dice l’intellettuale, il politico o l’opinionista televisivo… Ed ecco che qualsiasi corbelleria, parolaccia o scontro verbale viene immediatamente sdoganata. E derubricata.
Talvolta, sale addirittura di livello. E diventa “provocazione intellettuale”. Che fa più chic, evidentemente… Come quelli che non avevano sfangato la terza elementare ma esibivano nomi altisonanti: tipo il povero Quintiliano.

Nel mio mondo ideale, per esempio, quell’emerito coglione che telefona alla radio privata e si augura la morte dei tifosi della Juventus (ma pensa te…) viene processato per direttissima e si prende tre giorni di prigione (tre giorni, non di più). Il conduttore di quella trasmissione, che ne condivide il delirio, di giorni di prigione ne prende cinque.
E quelli che il giorno dopo tirano in ballo la “provocazione”, vengono spediti ai lavori forzati di Alcatraz, con tanto di pigiama a righe e palla di ferro al piede.

Evidentemente, quelli che sotto la spinta dei Social Network auspicavano di poter vivere in un mondo più civile e intelligente, si erano illusi di brutto… E anche gli estimatori di Federico Buffa, che si incollano alla televisione, ipnotizzati dalla bellezza dello sport, e delle storie che si sviluppano al suo interno. E sanno emozionarsi con il Mennea del 1980 e il Coppi del ’53; con il Grande Torino e il giro di campo di Totti.

“Come dare il concime alle colonne della luce”, diceva il vecchio Sabatino… Sintetizzando in maniera più articolata il concetto delle proverbiali “perle ai porci”, o della più prosaica “cravatta al maiale”.
Il social Network ci porta alla luce un’umanità indistinta, e a volte raccapricciante: come certi archeologi che ogni tanto tirano fuori un femore, e scoprono che apparteneva all’ uomo di Neanderthal.
E allora ecco che quell’emerito idiota della radio diventa immediatamente un piccolo oggetto di culto; una specie di icona da venerare sull’altare della bischeraggine umana. Che in quel caso prende la forma dell’odio verso una squadra di calcio, e i suoi tifosi, ma spesso si traveste anche con altri indumenti.
E alla fine della “provocazione” (più o meno intellettuale), dopo trecento commenti che partono dal Vesuvio e arrivano a Superga, vale la sintesi dell’Asilo Benomarri, quando si scatenavano le risse per un appuntalapis: “hanno cominciato prima loro”.

Sappiate, piuttosto, che oggi è il giorno dell’Heysel.
Ecco.
Prendetela come una provocazione.

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