Era l’unica strada percorribile.
E, per percorrerla, bisognava tornare al punto di partenza, come al Monopoli.
Stavolta, senza ritirare le ventimila lire di color marrone… Rimettendoci, semmai. Perché le “voglie cavate” costano.
Parlo del “Festival Orizzonti”, che ieri ha svelato il programma 2017.
E che mi vedrà sicuramente tra i suoi spettatori; tra gli show in cartellone, già mi prenoto per Gioele Dix, Poliziani e gli Oblivion. E forse, anche per i Kataklò.

A “Orizzonti” sono grato. E lo sarò per sempre.
Ci ho vissuto ore memorabili, là dentro.
Andò così: feci leggere il Massischermo a Chiara Lanari, che subito lo sottopose a Manfredi. Che lo valutò buono, e senza perdere tempo mi telefonò la mattina seguente: “Lo facciamo. In agosto.”
Non avevo mai sentito parlare di festival teatrali, ma l’atmosfera che vi si respirava mi coinvolse subito: lì conobbi Laura e Gabriele, Angela e Didi. Il Nenci, Mascia e tutti gli altri. Gianni e Francesco (che il MS lo recitarono) ne riscrissero interamente la versione teatrale e me ne fecero dono in sede di diritti d’autore. Senza pretendere un centesimo.
Era un Festival, quello di Manfre, che mi sembrava perfetto, anche umanamente parlando.
Non ho i titoli per valutare la qualità di un cartellone, ma ricordo uno Shakespeare colorato e brillante, un omaggio al tango e una serata dedicata alle grandi interpreti musicali francesi. Lo aprì un recital memorabile di Vincenzo Cerami, e lo chiuse Luis Bacalov, riempiendo Piazza Duomo con le note de “Il Postino”, che gli erano valse l’Oscar.

Quando fu dato il benservito a Manfre, non ci volle molto a capire che Orizzonti aveva i giorni contati. E che quell’equivoco gigantesco, gli avrebbe scavato il terreno sotto ai piedi.
Perché ingaggiando Andrea Cigni, sapevi cosa ti mettevi in casa: un raffinato intellettuale, portatore di una proposta elitaria, e fatalmente “di nicchia”. Criptica, d’avanguardia e un pò autoreferenziale: quel tanto che bastava per farne un circuito abbastanza chiuso.
Tutto il contrario di quello che invece cercava “Orizzonti”: che era visibilità, coinvolgimento e, soprattutto, gente.
E il festival di Cigni, tutto poteva portare (provocazioni, idee, contaminazioni) tranne che la gente.
Tirando in ballo paragoni ai quali nessuno ha mai creduto fino in fondo; fino ad accorgersi che, nei numeri, si stava sotto non solo al festival dei Due Mondi di Spoleto ma anche alla sagra che negli stessi giorni furoreggiava a Montallese.

Che non è una colpa da attribuire a Cigni, intendiamoci.
Anche a me, comincia a dare sui nervi questa ricerca spasmodica di sughi e intingoli nei quali pucciare il pane, e fare scarpetta… Trovo avvilente che i pici al sugo siano diventati l’unica molla in grado di alzarci dal divano nel quale stiamo sprofondando, ma la scommessa (se non si vuole chiamarlo azzardo) aveva una posta troppo alta. E perdendola, come era facile supporre, si correva il rischio di rimanere in mutande. Perché i debiti hanno un nome e cognome, e un padrone lo trovano sempre.
Si parla di un balocco costoso, insomma.
Di un lusso che un paese può permettersi a patto che il ritorno sia poderoso (di pubblico e di immagine) e i privati ci mettano del loro, contribuendo di tasca propria al budget complessivo.
E con Cigni (dispiace dirlo) non si è avuto né l’uno, né l’altro.
Insistere, sarebbe stato puro masochismo.

Orizzonti 2017, invece, mi convince.
Ci vedo il recupero di un teatro che abbia voglia di raccontare storie, anche semplici. Storie che parlano di viaggi e di avventure, di provincia e di città, di amore e di morte. Di Dio, di politica e anche di eventi sportivi; roba che, comunque, sappia emozionarti e talvolta persino farti ridere.
Perché tra il Cinepanettone e il film afghano che dura sei ore, si diceva con Manfredi, ci dovrà pur essere una via di mezzo.
Ma la ricerca di quell’equilibrio, leggero e funzionale, fu evidentemente scambiato per una deriva minimalista. Un volare basso che non si addiceva al gusto degli esigenti loggionisti della Scala che eravamo diventati.

E’ una marcia indietro, questa.
Ma era l’unica strada percorribile.

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