Mi sono sempre chiesto perché abbiano intitolato il piccolo camposportivo del mio paese ad Armando Picchi. Un calciatore vero della serie A; di quelli da figurine Panini e da Domenica Sportiva, anzichè la classica gloria locale.

Un giorno, mi spiegarono il motivo.
Succedeva che stavano piantando degli alberelli intorno all’impianto, ormai prossimo all’inaugurazione, quando arrivò trafelato un ragazzino, che aveva appena ascoltato la notizia alla radio…: “E’ morto Armando Picchi”.
Scese il gelo. E tutti si trovarono d’accordo nell’intitolargli quel piccolo campetto: seduta stante e con decisione irrevocabile e insindacabile.

Era Toscano, il Capitano della Grande Inter.
Di Livorno, precisamente; e questo solleticava anche un certo orgoglio regionalistico che allora era fortissimo e adesso si è molto annacquato (basta vedere quanti pochi bambini tengono la Fiorentina, che all’epoca era invece la squadra più popolare).
Si giocava un calcio acerbo e spicciativo: “la prima entrata, falla bella decisa- gli suggeriva il grande Magnozzi, che lo allenava a Livorno- “… e il primo pallone che ti capita, calcia più forte che puoi verso la tribuna”.
Piccoli trucchetti per infiammare il pubblico dello stadio Ardenza, che non aspettava altro per spellarsi le mani… : “Boia, deh… Che legnata!”, e già quello valeva il prezzo del biglietto.
Che sembra roba da ridere, ma è lo stesso escamotage del grande Real Madrid, quando aveva bisogno del sostegno del Bernabeu: e del famoso “miedo escenico” teorizzato poi da Jorge Valdano.

Della Grande Inter, Picchi fu il perno difensivo e, probabilmente, l’uomo più importante: per carisma, personalità e capacità di guida tecnica. Sissignori, avete capito bene: guida tecnica, perché il Mago sarà pur stato un cannone nel motivare gli uomini (in quello, era imbattibile), ma in quanto al resto, lasciamo perdere.
La squadra, in campo, gliela riquadrava Picchi: “tu prendi quello”, “tu cura quell’altro”… E così nacque un’Inter formidabile, che dominò la scena negli anni 60: Suarez pennellava da quaranta metri, e sul lancio partivano in sincro Jair e Mazzola, che erano due schegge… Avessero avuto un centravanti di valore mondiale (uno come Altafini, o Eusebio, o Di Stefano) anziché Milani e Peirò, parleremmo probabilmente della squadra più forte di tutti i tempi; “un meccanismo perfetto”, lo definirono gli argentini, battuti due volte nell’Intercontinentale.
Era un uomo carismatico, Armando Picchi. E il carisma non si impara; o ce l’hai o non ce l’hai… Herrera lo soffriva a tal punto da metterlo ogni estate in cima alla lista dei partenti, insieme a Corso (altro caratterino): “Porque, mi fa passare da cabron”, si lamentava il Mago, nel suo idioma franco-ispanico.
“Ohè, Sciur Herrera… lassoòm staà l’Armando”, gli rispondeva Moratti, in milanese.
E anziché cederlo, gli aumentava lo stipendio.

Sarebbe diventato un grande allenatore anche in panchina, come lo era stato in campo. E infatti Boniperti e Allodi scelsero proprio lui per edificare la Juve che avrebbe dominato gli anni 70; invece morì per un tumore alle ossa, ed era il giorno della finale di Coppa delle Fiere.
“Ma ai ragazzi, diteglielo domani- fu il suo ultimo desiderio- Perché oggi hanno una partita importante, e non vorrei che pensando a me, potessero perderla.”.
Morì proprio nel giorno che al mio paese stavano piantando gli alberelli intorno al camposportivo. Ultimo ritocco prima dell’inaugurazione, con il parroco e il sindaco.

Quegli alberi, i miei compaesani li hanno tagliati l’anno scorso, perché ormai erano cresciuti un po’ troppo.
Ne hanno lasciato solo uno, scampato chissà come al furore della motosega. E mi piace pensare che lo abbiano lasciato pensando proprio ad Armando Picchi: perchè quell’albero è, adesso, come il pezzo di aereo del Grande Torino che si trova al Filadelfia; o l’orologio fermo all’ora di Monaco, che sta all’ingresso di Old Trafford.
Un pezzo di storia. Struggente, sublime e consolatorio.
Che ci ricorda che il football è anche memoria; anzi, forse la memoria è la sua parte più bella.

Riposa in pace, grande Capitano.
Oggi, avresti compiuto gli anni.

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