Sono un appassionato di Palio. Sempre stato. Non sono Senese, quello no. Se per Senese si intende uno che “è nato nelle lastre”. Ma il Palio è il Palio, e guai a chi me lo tocca.

Negli anni vi ho accompagnato tanti cari amici che, contagiati dal mio entusiasmo, hanno voluto vederlo. E non tanto e non solo la corsa (la “carriera”), bensì per tutto il contorno: l’atmosfera della contrada, per quanto mi è possibile: la “tratta”, la cena della prova generale, i costumi, i colori, i canti, la ritualità della festa.
Vi ho accompagnato Napoletani e Romani. Milanesi e Veneziani. Persino alcuni amici tedeschi, abbastanza sbalorditi. A qualcuno di loro è piaciuto da matti, a qualcuno meno.  Ma a nessuno è rimasto indifferente.
“Sono entrato in una specie di bellissima, affascinante macchina del tempo”, è quasi sempre il loro commento finale.

Il Palio di ieri è stato meraviglioso, come succede quasi sempre. Una corsa pazzesca e selvaggia. Libera, sublime e innocua, dove alla fine non si è fatto male nessuno. Come succede quasi sempre.

Per chi non è né Senese né contradaiolo, il fatto che abbia vinto la Torre piuttosto che l’Onda o la Selva fa poca differenza: è un particolare che sfuma nel delirio dei suoni e dei colori che Siena ti offre generosamente e dove ti immergi fin dentro il collo.
E infatti il Palio (e Siena) danno sempre quest’impressione, al visitatore più attento: un mondo lontanissimo, dove il tempo fluisce in maniera diversa e viene cadenzato con ritmi originali rispetto al resto del pianeta.
Non troverete una città uguale a questa. E nemmeno una festa che possa eguagliarla in pathos e in emozione.

Gli sciocchi, invece, vedono il Palio e per prima cosa pensano che si tratti di una competizione violenta, incontrollata e senza regole.
Invece, le regole ci sono. E ferree, anche. Ma nessuno le hai né scritte né codificate. Perché non ce n’è mai stato bisogno. Sono regole che si osservano e basta. Che hai dentro di te, appartengono al profondo della tua coscienza. Perché ci nasci dentro, e vivi come se ti fossero appiccicate addosso.
Sono regole di vita, più che di Palio. Chiamano in causa l’onore e il rispetto. la generosità e l’amicizia. Il valore, e il mutuo soccorso che dovrebbe esistere tra gli uomini. Ti insegnano, soprattutto, l’amore per la tua terra e per il tuo popolo.
E che per la tua terra e per il tuo popolo, devi essere anche disposto a batterti.
Ti insegnano che non si scappa, di fronte al pericolo. Ma anche che non si combatte, quando siamo in venti contro uno.
E soprattutto che non si colpisce l’avversario, quando esso è caduto a terra.

Questo è il Palio. Da secoli.
Chi continua a pensare che sia solo cavalli che cadono, forse non l’ha nemmeno mai visto.

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