Ci sono parole che entrano subito nel lessico quotidiano.

Adesso è il momento della “VAR”, coniugata al femminile, ma anche al maschile (“il VAR”); ed è talmente sulla bocca di tutti che si finisce per innamorarsene, come ai tempi di Azzurra che tutti dicevano “strambata” o “bolina”. O quando il Professor Scoglio ebbe la malaugurata idea di definire “importante” una partita del suo Genoa… Fu una tale folgorazione dialettica, che da lì in poi l’aggettivo “importante” imperversò in lungo e in largo, e Del Neri riuscì nell’impresa titanica di inserirlo otto volte nella stessa frase.

E infatti (sia nel caso della VAR, che della parola “importante”) non è tanto l’uso che ci frega, quanto l’abuso… La mia paura, per esempio, era che questa diavoleria avrebbe finito per rallentare il gioco, e anche per snaturarlo un pochino: specie negli episodi dei calci di rigore, dove bisogna stare attenti a non esagerare. E se si fischia qualsiasi genere di “contatto fisico” facciamo la fine della pallanuoto, come ha osservato anche Gigi Buffon.

Ma era ovvio che la VAR, in un paese di intemerati dietrologi come il nostro, avrebbe trovato fin da subito un bel pò di corifei… Perchè avrebbe consentito di prendere tre piccioni con una fava, contemporaneamente: e cioè, polemiche azzerate, arbitri al di sopra di ogni sospetto e soprattutto l’idea che la Juve (non potendo più rubare) sarebbe presto scesa al rango di un qualunque Catanzaro.
Per adesso, niente da fare: gli arbitri prendono ugualmente 4 in pagella e la Juve continua imperterrita a vincere, anche se gli fischiano i rigori contro, e si trova 0-2 dopo dieci minuti.
E nemmeno le lamentele si sono placate… Domenica è toccato alla Fiorentina e al Torino, ierisera alla Roma. Mancano all’appello Napoli e Inter, e saremo al punto di partenza, come ai Monopoli.

Ora (scherzi a parte) è ovvio che stiamo vivendo un momento calcistico di grande trasformazione; e che gli arbitri , con questa VAR, debbano ancora prenderci le misure. Gli stessi, veniali imbarazzi di chi, ancora fresco di scuola guida, preme la frizione pensando che sia il freno, e viceversa.
Ma miglioreranno.
E sicuramente ne faranno un buon uso

Ma immagino la sorpresa quando, nel commentare la classifica finale della Bundesliga, vedremo che avrà vinto il Bayern Monaco E che il Celtic avrà dominato il campionato scozzese, l’Anderlecht quello belga e il Benfica quello del Portogallo.
Che per vincere basta costruire buone squadre, composte da buoni calciatori, e della VAR se ne può fare tranquillamente a meno… Perchè ci fu un tempo che vinse il Torino di Pulici e Graziani e il Cagliari di Gigi Riva; la Lazio di Chinaglia e il Verona di Bagnoli. Vinse persino la Sampdoria, quando aveva in attacco Vialli e Mancini; e smise di vincere (anzi, retrocesse addirittura in serie B) quando pensò di rimpiazzarli con Sharpe, Catè e Jovicic.

Ma non ditelo a quelli del Napoli. Che con l’avvento della VAR si sentono in diritto (giustamente) di puntare a vincere lo scudetto.
Che è una verità sacrosanta: peccato però che la VAR non c’entri niente… Mentra c’entra, eccome, la riconferma di Hamsik e il recupero di Milik. L’aver resistito a non cedere Mertens e Insigne (e persino Ghoulam e Koulibaly). C’entra la fiducia a Maurizio Sarri in panchina, senza la tentazione di esonerarlo alla prima battuta d’arresto.

Ma vuoi mettere la soddisfazione di dare il merito alla VAR?

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