Al gol di Morata, la tv è stata impietosa; ed ha inquadrato Ventura che appoggiava sconsolato la testa sulla panchina.
Poi, ha alzato gli occhi e ha guardato il suo secondo, con una smorfia inequivocabile. Del tipo: “sentirai domani che musica…”

E la musica è arrivata puntualmente, con corsivi da togliere la pelle, dove la parola “vergogna” era di gran lunga la più adoperata….Elzeviri al vetriolo, compilati quasi sempre dagli stessi giornalisti che il giorno prima avevano largamente elogiato le scelte di un CT “finalmente coraggioso”, che non ha “timori reverenziali” e decide di “giocarsela alla pari”.
La vittoria ha molti padri, dicevano gli antichi; mentre la sconfitta è quasi sempre orfana. A me, questi sapientoni del giorno dopo cominciano a stufare.
Così come quelli che pensano che basti spostare un numero, e il gioco è fatto; quelli che hanno del football una concezione più simile alla dama, e un 4-3-3 che diventa un 4-4-2 risolve magicamente il problema, senza nemmeno bisogno di faticare troppo.

E invece il problema è che non nascono più buoni giocatori.
Il perché, non saprei dirvelo.
Stanno cercando la soluzione da anni, ma non la trovano: e dal 2006 abbiamo praticamente chiuso bottega. Ai Mondiali ci sbattono regolarmente fuori al primo turno squadre come Paraguay, Slovacchia e Costarica; abbiamo travestito da occasionali “salvatori della patria” calciatori come Balotelli, o Cassano. E quando la Nazionale di Conte ha superato gli ottavi degli Europei (cadendo subito dopo, con la Germania) si è addirittura gridato al miracolo… E probabilmente lo era, considerato che la coppia d’attacco era composta da Eder e Pellè.

Così, ci arrovelliamo sul perché di tanta modestia tecnica.
E si finisce come sempre nell’equivoco “causa-effetto”: “non ci sono buoni calciatori perché le grandi squadre non li fanno giocare”. E, di rimando: “se non li fanno giocare, è perchè non sono buoni”.
E su questo enigma, Ventura è il quarto CT a batterci la testa: prima di lui Donadoni, il secondo Lippi, Prandelli e infine Conte (che appena ha potuto, se l’è svignata).
Gli Italiani, ormai, giocano solo nell’Atalanta: ma quando i suoi campioncini vengono ceduti, e debbono compiere il salto decisivo, si rivelano poca roba. E anche la Juventus ha ormai abdicato alla sua tradizione che ne esigeva uno “zoccolo duro” (di titolari sono rimasti solo Buffon e Chiellini, che non sono di primo pelo).
D’altronde, se i premi internazionali al nostro calcio toccano a Buffon o a Totti, come a Nyon la settimana scorsa, qualcosa vorrà pur dire.

Non sforniamo più calciatori di livello internazionale, se si esclude Donnarumma, che poi è ancora tutto da vedere. Belotti e Insigne sono emeriti sconosciuti, appena varcata la frontiera di Chiasso… Su Verratti sto perdendo le speranze, e se Candreva e Immobile sono due fuoriclasse, ditemi come debbo chiamare Neymar, o Griezmann.

Forse, gli diciamo bravi troppo presto. E sprechiamo un sacco di iperboli.
O magari ci accontentiamo di poco: due, tre partite sopra la sufficienza, ed ecco spuntare il procuratore che fissa la clausola a 80 milioni.
O, più semplicemente, ci siamo incartati su questo calcio un po’ lunare che insegnano a Coverciano. E si apprezzano (sopravvalutandoli) quei calciatori “tatticamente ordinati” che poi vengono spazzati via dal primo Isco che passa.

E allora mi domando: ma Roberto Baggio, sarà stato “tatticamente ordinato”?

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