Viste Germania e Spagna (ma anche Francia, Brasile e Argentina) l’unica cosa veramente sensata che può fare il calcio italiano è ricominciare dai difensori.
Come ha sempre fatto.

Dopo dieci anni di “tikitaka” e possesso palla possiamo anche arrenderci all’evidenza, e tornare sulla strada maestra… Ed è probabilmente anche a questo che si riferiva Buffon in un’intervista che è passata ovviamente inosservata: “Abbiamo snaturato il calcio italiano”, ha detto un po’ sottovoce il Capitano della nostra Nazionale. Trattandosi di un argomento serio, i giornalisti si sono ben guardati dall’approfondirlo; ed hanno subito cambiato discorso, chiedendogli piuttosto se la D’Amico fosse ancora incinta.

Invece, è proprio da lì che bisognerebbe ripartire… Dalla grande tradizione difensiva, che è roba nostra (e solo nostra), e che ha sempre costituito il cuore della storia e della tradizione italiana.
Pazienza se il football va verso un’altra direzione, come pretende la FIFA con le nuove regole (tipo la VAR) o i nuovi tifosi cinesi, che esigono partite che finiscono 7-6, come nella pallanuoto.
Se volete una Nazionale che torni competitiva, e possa fare le bucce a quelle innegabilmente più forti di lei, scordatevi CR7 o Messi, che da noi non ne nascono.
E scordatevi il Barcellona di Guardiola, che folgorò Prandelli, e i risultati si videro a Brasile 2014… Pensiamo piuttosto a Conte, che all’ultimo Europeo ha pensato prima di tutto a imbottirsi di difensori, e negli spogliatoi ha adoperato metodi che sarebbero piaciuti molto anche a Rocco, o a Bearzot.

L’eccellenza italiana, in cento e passa anni di calcio, sta li dentro, ed è inutile girarci intorno.
Nei grandi difensori , e nei grandi portieri… Certo, anche da noi sono nati i Rivera e i Riva; e Baggio, e Totti e Del Piero; ma quando abbiamo vinto, lo abbiamo fatto sempre grazie alle grandi difese e ai fenomenali interpreti che sapevamo tirar fuori.
Nell’82 vincemmo così, infliggendo sconfitte sanguinose a Brasile, Argentina e Germania che erano tre volte più forti di noi; nel 2006 la chiave di quell’impresa fu proprio la difesa (e Buffon), che non prendevano un gol neanche a morire. Ci riuscirono solo due fenomeni come Zidane (hai detto niente) su rigore, e…. Zaccardo.
E nei Club, ditemi quanta strada avrebbero fatto l’Inter di Herrera, il Milan epocale di Sacchi o la grande Juve di Lippi, senza quelle difese che si ritrovavano (tutte italiane, o quasi).

Nei cosiddetti “vivai”, pensiamo a come far crescere i grandi difensori, che sono sempre stati un’esclusiva nostra.
E piuttosto che vagheggiare CR7 o Leo Messi (che tanto da noi non vengono fuori) ripartiamo da qualche nome altrettanto suggestivo… I primi che mi vengono in mente? Scirea, tanto per cominciare. E Gentile, e Collovati. Poi ci sarebbero Franco Baresi e Paolo Maldini, e Bergomi. Vierchowod, sicuramente, ma anche Cannavaro, Ciro Ferrara, Costacurta, Tassotti. Persino Materazzi, per non parlare di Nesta.
Poi mi fermo, perché ne ho dimenticati molti. Ma allargando il giro avrei potuto citare Cabrini, o Zambrotta. O, tornando indietro, Facchetti. E Burgnich, Rosato: Cesare Maldini e Armando Picchi.

Erano, questi, fuoriclasse assoluti che valevano i Pelè e i Maradona, anche se stavano dalla parte opposta del campo: ma sono loro, e non altri, i custodi del forziere che nasconde il vero tesoro del calcio italiano.

E da lì dovremmo ripartire.
Ma saremmo costretti a studiare la storia. E studiare la storia (visto il film “Dunkirk”?) è sempre un esercizio faticoso.
Meglio raccontarci le favole.

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