Ci sono persone che annoveri tra gli amici di una vita, e con le quali non ti sei mai scambiato un regalo.

Con Piero Rubani (oggi dovrebbero essere 63) è successo così.
Mai ricevuto, né regalato, un libro. O un disco, e nemmeno una cravatta. Non ci siamo mai scambiati una cartolina da Cecina, o dalle Grotte di Frasassi; che erano un classico della vita, almeno fino a quando non è arrivato facebook, e le ha spazzate via.
C’era addirittura chi le collezionava, e i bar di paese le esibivano dietro al bancone: “un caro saluto a tutti i frequentatori”, era la formula di rito.

Piero lo conobbi che aveva poco più di trent’anni, mentre io avevo appena finito il servizio militare. Scrivevo per il Corriere di Siena, e loro cercavano qualcuno per i programmi sportivi della neonata Radio Chianciano Terme. Fu lui, e non altri, il giudice di quell’improvvisato “provino”, tipo quelli che fanno adesso per X-Factor… Per impressionarlo, imbastii in due minuti la fanta-radiocronaca di un Petroio-Trequanda 5-5, con relativa descrizione delle reti. Tutte bellissime, ovviamente.
“E’ un ragazzo con evidenti problemi…”, disse a Massimo Bianchi.
Però, mi presero.FB_IMG_1505906867273.jpg

Lì cominciò un’avventura che ci portò a condividere gomito a gomito gli anni migliori della radiofonia (e poi della televisione locale). Inventammo dal niente un palinsesto sportivo che spopolò a fine anni 80-inizi 90, in un periodo dove non esistevano i telefonini. E per avere i risultati delle partite, bisognava cercarli casa per casa, dribblando figli, mogli e suocere dei dirigenti: per conoscere quello della Sorba di Casciano di Murlo, una domenica arrivammo a telefonare alla parrocchia, dove rispose un’anziana perpetua. Che ignorava persino che a Casciano di Murlo esistesse una squadra di pallone.

Poi, arrivò la stagione dei grandi network nazionali, e anche le radio locali passarono di moda.
Nel ’99 mi inventai una trasmissione per Tele Idea, sulla falsariga di quelle che mietevano ascolti a Firenze, sull’onda dei vari Ciuffi, Titti, Masala e compagnia cantante… Una specie di Bar Sport applicato all’etere, dove il pallone diventava il mezzo per una “commedia dell’arte”, buona anche per parlare di tante altre cose.
Nacquero così “I Fantasisti”.
Soprattutto, nacque una spettacolare compagnia di giro che monopolizzò i venerdi sera di un intero territorio per almeno dieci anni… Divenne una specie di fenomeno di costume perché seppe raccogliere i personaggi giusti, come gli Arlecchino e le Colombina dei teatri seicenteschi. Mario Parri ne fu il dominatore assoluto, poi arrivarono il Doricchi, Claudio, Milo e il Cimarosti.
E Piero, naturalmente. Che fu il primo ad essere coinvolto.
Doveva farmi il tifoso antipatico della Juventus, che per lui era un ruolo quasi stampato… Glielo proposi che eravamo alla tabaccheria del povero Carlo Massarelli; lui mi guardò un po’ stranito e poi sospirò: “Vabbè, il piacere te lo faccio. Tanto non dovrebbe durare più di tre settimane…”.
Invece, durò dieci anni.
Con ascolti impensabili e indici di gradimento vertiginosi, per la piccola TeleIdea; raccontano di gente che chiudeva bottega in anticipo, pur di non perdersi l’inizio della trasmissione, e di arzille vecchiette che non mancavano una puntata che fosse una, pur non avendo mai visto una partita di calcio in vita loro.
“I Fantasisti” furono addirittura citati in ben quattro tesi di laurea.

E’ un buon amico, insomma, questo Rubani qua.
Ogni tanto ci sentiamo, seppur raramente ahimè. E sono sempre buone occasioni per non prendersi sul serio se non per offenderci un po’ a vicenda.
Ma anche per realizzare quanto sia più diventata gradevole la vita, adesso che ci vediamo di meno: e non ci manchiamo affatto, e possiamo finalmente fare a meno l’uno dell’altro.

Anche se non è vero.
Ma non lo ammetteremo mai.

Annunci