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Il famigerato gol di mano di Thierry Henry all’Irlanda del Trap (2009) mi convince che un buco dove infilarci lo troveranno comunque.
Perché il calcio è sport, ma più che altro è business, ormai.
E quello conta, alla fine: per l’Italia, e persino per la magna Argentina. Che di calciatori bravi ne ha più di noi, eppure non ne tira fuori le gambe con il Peru, e nemmeno con Colombia e Paraguay.

Ragionando da bottegai, direi che un’altra brutta notizia arriva dal girone dell’Islanda, dove anche la Croazia si è complicata la vita. E adesso rischiamo di trovarcela tra i piedi negli spareggi.
Ecco: con la Croazia la vedrei male male… Un po’meglio (forse) con Svezia e Galles, e meglio ancora se trovassimo la Scozia.
Ma sono discorsi fatti di fumo, perché con tutta la buona volontà di chi muoverà le palline del sorteggio (e secondo me, ne avranno) noi dovremo comunque metterci del nostro. E se il “nostro” è quello visto ieri sera, c’è poco da stare allegri.
Le attenuanti ci sono, per carità… E anche se non ci fossero, basterebbe cercarle. E vedrete che, in qualche modo, non faremmo fatica a trovarle: il nostro, in fondo, è un calcio “protettivo” e “coccoloso”: elargisce patenti di fuoriclasse con grande disinvoltura (dopo un paio di assist) e una scusa plausibile la rimedia sempre. Tipo che a dicembre fa freddo e in aprile fa caldo, passando per gli infortuni, i “postumi degli infortuni”, i “ritardi di preparazione” e i “problemi psicologici”.
Un noto giornalista, per esempio, giustificò lo 0-3 del Bernabeu dicendo che “in agosto gli spagnoli sono tradizionalmente più avanti di noi”.
Non si capì in base a quale considerazione, visto che serie A e Liga hanno cominciato nella stessa domenica. E comunque, avverbio a parte, sembrò più che altro una bugia pietosa: perché gli spagnoli, complessivamente, sono anni che ci guardano da lontano. E non solo in agosto.
Anche se una volta su dieci li battiamo.

“Questa è la balla, e questa e la mostra” diceva il povero merciaio quando vendeva le stoffe in piazza: pur con tutti gli infortuni che abbiamo, bastava osservare la linea mediana che avevamo in campo: Zappacosta, Gagliardini, Parolo e Darmian. Più Verdi del Bologna, in fase di non possesso.
E non era difficile concludere come la Lazio, o la stessa Sampdoria, in fondo, non stiano messe tanto peggio.
Qualcuno obietterà che con la Macedonia di Pandev, anche un’Italia a tre cilindri dovrebbe bastare e avanzare; e che una BBC a scartamento ridotto sarebbe comunque sufficiente a contenere Trajkovski e Nestorovski, clienti fissi delle rubriche più amene di “Calciatori Brutti”.
Lo penso anch’io, perché alla fine sono un ottimista: poi do un’occhiata al famigerato “ranking”, e scopro che l’Italia occupa il 17° posto. Che negli ultimi due Mondiali non abbiamo scavallato il primo turno (con potenze come Costarica, Paraguay e Slovacchia) e che alla fine, probabilmente, siamo davvero meno bravi di quanto si pensa.

Anche se guadagniamo un sacco di soldi, e giochiamo partite in uno stadio dedicato al Grande Torino.
Che mi è sembrata (Nazionale a parte) la cosa più bizzarra della serata.

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