Rivoluzionario, si. Perché nella sua semplicità, Aldo Biscardi rimarrà per sempre l’inventore (se non l’archetipo) di un certo tipo di televisione.

Alla parola “Maestro”, in questo caso, preferirei quella di “Rivoluzionario”.
“Maestro” è termine fin troppo inflazionato; e Aldo, poi, non si dava arie da Accademico.
Era una persona semplice, ma autorevole. Intransigente e garbata… A me fece da subito l’impressione di un gentiluomo, di quelli vecchio stampo: che fanno il baciamano, e a teatro cedono il posto alle signore.

Rivoluzionario, si.
Perché nella sua semplicità, Aldo Biscardi rimarrà per sempre l’inventore (se non l’archetipo) di un certo tipo di televisione. Che potrà piacere o non piacere, ma che indiscutibilmente prese le mosse con lui, e con il suo “Processo del Lunedi” di quasi quarant’anni fa.
Era il 1980, e RaiTre era ancora una rete semisconosciuta. Con un segnale debole che non riusciva a coprire l’intero territorio nazionale… Ma erano anni di grandi trasformazioni, e Aldo fu il primo ad intuire che anche il calcio stava diventando qualcosa di più dell’evento domenicale. Ne seppe assecondare le passioni, e ci soffiò sopra. Gli regalò una tribuna inedita, alimentando polemiche che entrarono nella storia: dai centimetri di Dino Viola, alle battaglie di Costantino Rozzi. Il contratto di Falcao e le peripezie di Maradona.
Quando una trasmissione diventa “cult”, è fatta… O almeno così dicono gli esperti di comunicazione; il suo “Processo” fu per tanti anni una specie di “Porta a Porta” applicato al calcio. Il luogo dove il dibattito viaggiava sul filo del rasoio, teatro di intemerate leggendarie e di litigi furibondi. Ma anche dove arrivavano, in anteprima, le notizie più fresche ed appetitose (i famosi “sgub”).
Tutto quello che è venuto dopo, è comunque figlio di quella filosofia… Da Maurizio Mosca arrivando a Corno, Crudeli e persino ai programmi fiorentini del Ciuffi e del Masala; passando per le radio romane e i vari TeleLombardia, Gold7 che parlano di pallone tutto il giorno. E di questo, Aldo ne era perfettamente (e orgogliosamente) consapevole, esibendo l’attestato del “Guinness dei Primati”, che ne certificava ufficialmente la sua primogenitura.
“Ma il Processo è stato qualcosa di unico” –mi disse una volta- “Perché da me venivano Pertini e Andreotti… E come opinionista, avevo Gianni Brera”.

Ho avuto il privilegio di presentare da lui i miei libri, negli ultimi anni; e per questo gli serberò sempre gratitudine e riconoscenza. A lui, e alla sua bellissima famiglia.
Mi prese subito a benvolere: forse perché durante una trasmissione fui l’unico a combattere forte contro la “moviola in gambo”, che era il suo sempiterno cavallo di battaglia. Ne venne fuori un dibattito scoppiettante che lui gradì molto: “Non mi piace quando siamo tutti d’accordo e gli ospiti si danno ragione a vicenda. Perché la gente finisce per cambiare canale.” mi confidò mentre andava sigla di chiusura.
E sorridevo imbarazzato quando, ad ogni mio intervento, dalla regia facevano partire il sottopancia con la scritta “Riccardo Lorenzetti- Scrittore”.
Pregai di toglierla: “Sor Aldo… O che penseranno al mio paese?”.
Mi guardò stupito: “Vuoi che faccia scrivere elettricista? O bagnino?”. E poi mi dispensò elogi sperticati per i libri che gli avevo regalato (e che probabilmente non aveva mai letto).
E lì capii che Aldo Biscardi era si un giornalista sveglio, e nel suo genere un Rivoluzionario.
Ma, soprattutto, era un galantuomo.

Sono vicino ad Antonella e Maurizio.
E se ce la facciamo, Cochi ed io andremo al funerale.
Perchè il “Sor Aldo” se lo merita.