Ma nonostante questo, continuo a pensare che il tifoso di calcio sia comunque il peggiore di tutti. E lo è perché, a differenza degli altri, ha ogni giorno la possibilità di toccare con mano una sua perfezione estetica che per le brutture del mondo dovrebbe fungere da esempio, se non addirittura da antidoto.

Anche a me, spesso, viene la tentazione di considerare i tifosi di calcio come gli esseri più abominevoli mai apparsi sulla faccia della terra.
Ed è una convinzione che si rinsalda quando i social ne amplificano la barbarie (tipica soprattutto dei cosiddetti gruppi “ultras”), e i giornali e la tv accorrono ad ammonirci, e a spiegarci come si fa.

Siamo (e dico siamo, perché le tribune le frequento anche io) i peggiori di tutti.
Una sottospecie nemmeno degna di abitare questo pianeta; gentaglia disposta a sacrificare il buonsenso sull’altare di una bandiera con qualche colore sopra… Che contrabbanda come semplice “passione” qualcosa che va invece molto oltre, e decodifica i nostri istinti più ancestrali: la volontà di (pre)potenza, per esempio. E un belluino “senso di appartenenza” già teorizzato da Desmond Morris in quel bellissimo saggio che si chiama “la tribù del calcio”.
Ma quel saggio, figuriamoci se lo abbiamo anche soltanto sfogliato, animali che non siamo altro… Tutti impegnati ad elevare a ragione di vita un pallone che rotola, e a idoli undici scemotti in mutande.
Questo pensavo proprio stamattina, quando alcuni amici hanno pubblicato l’ultima porcata degli ultras, che coinvolge addirittura Anna Frank. E ho pensato a quanto sarebbe più bello è più vivibile il mondo senza pallone, e a quanto seriamente varrebbe la pena di cancellarlo definitivamente dalle nostre vite.

Poi, però, mi è capitato di assistere ad un normale consiglio di classe di scuola elementare. Ho visto come hanno ridotto un centro storico durante una tranquilla serata di movida post discoteca e in che condizioni hanno lasciato un parco pubblico dopo un concerto di musica rock. Ho visto come si comporta la gente in posti apparentemente “normali” come un ristorante, un bar, un cinematografo, o anche solo al semaforo, quando diventa verde.
E quello che si combina, per esempio, nei concorsi universitari. Ma anche nei consigli comunali e regionali, o nei congressi dei partiti.

Ma nonostante questo, continuo a pensare che il tifoso di calcio sia comunque il peggiore di tutti.
E lo è perché, a differenza degli altri, ha ogni giorno la possibilità di toccare con mano una sua perfezione estetica che per le brutture del mondo dovrebbe fungere da esempio, se non addirittura da antidoto.
Una partita ben giocata, l’estasi di un gol al novantesimo minuto, il silenzio che precede il calcio di rigore, l’esultanza del goleador sotto la tribuna, o anche il tuo attaccante al fantacalcio che segna una tripletta.
Il ritorno dal lavoro, una sera che piove e fa freddo, ma sei tutto eccitato perché in tv fanno vedere il Real in Champions, o il turno infrasettimanale di campionato. E poi Il Grande Torino, l’Ungheria del 54 e l’Uruguay del Maracanazo. Pelé, Crujff e il River Plate del dopoguerra. Il Corinthians, l’F.A.Cup, l’Atletico Bilbao, il Boca e Italia-Germania all’Azteca.
Fausto Coppi.
Che non era calciatore, ma lo carichiamo con noi ugualmente, Perché chi tiene veramente a questa roba, è un uomo civile. Ammira indistintamente chi ha classe, e coraggio, e stile.
E grazie a questo, non farà mai distinzioni tra gli uomini. Di età, sesso o nazionalità.

Ed è proprio questo che volevo dire.