Guardavi Izio Scarpellini negli occhi, e avvertivi un piccolo brivido.
Quel piccolo brivido che dovevano provare anche i centravanti anni 70 che, quando giocava, finivano sotto le sue grinfie di stopper. Stopper d’altri tempi, di quelli che servivano come il pane (nelle categorie più piccole) e che con le regole attuali, difficilmente andrebbero oltre il quarto d’ora di gioco… Venti minuti al massimo.

Io, lo chiamavo “Psyco”.
Però, gli volevo bene. E lui ne voleva a me.
Un’amicizia lontana, di trenta e passa anni fa,
quando gli capitai tra i piedi in quella strepitosa TeleVideoSiena che metteva insieme Daniele Magrini e Sonia Maggi: Duccio Rugani, Marco Falorni e Paolo Maccherini. Marco Sabatelli, Piero Ruffoli e Giuliano Garosi.
Anche se Izio era un uomo difficile, e poco incline alle smancerie; ci univa la passione per il calcio e soprattutto quella per il calcio minore, del quale conosceva tutto e tutti…. Ricordo un suo commento, calibrato al millimetro, su Juventus Tavola-Firenze Ovest, campionato di promozione fiorentina 1985: Stefano Bisi andò letteralmente in visibilio: “Siete sicuri che esistono davvero queste squadre? O se l’è inventate?”.

E poi, i resoconti sul Corriere di Siena, dove metteva la sua fenomenale banca dati a disposizione del lettore: il suo modo di scrivere non era lussureggiante, e nei suoi pezzi si parlava sempre e invariabilmente di “difesa munita” o di “attacco prolifico”, più due-tre aggettivi al massimo… “Il forte” Tizio, “il bravo” Caio, “l’esperto” Sempronio.
Però, tra i dilettanti conosceva il mondo intero, e davanti a un suo giudizio ci si metteva sull’attenti.

Ha parlato e scritto di tutti, ed ha allenato di tutto: giovanili, rappresentative, prima, seconda e terza categoria (soprattutto a Casole, dove dovrebbero intitolargli una strada). Una volta me lo trovai davanti persino come arbitro, nel calcio a sette Uisp; facevo il centravanti, e al momento della “chiama” prese in disparte un mio dirigente: “se lo fate partire titolare, vuol dire che siete messi male”. Alla fine, nel salutarmi, rincarò la dose: “sei stato nettamente il peggiore in campo”.
Perchè Izio era un tipo diretto.

L’ho rivisto al Premio Cicali, insieme a Maurizio Madioni, lo scorso giugno.
Mi venne incontro minaccioso, perchè non lo avevo invitato al “Gran gala” di Tele Idea. Lo vidi serio, e allora evitai di fare un commento sarcastico sulla montatura dei suoi occhiali, che non mi sembrava il massimo, e secondo me lo invecchiava molto.
Una battuta sprecata, ma conoscevo bene Izio e pensai che era meglio non rischiare… Poi, mi dette una pacca sulla spalla e si autoinvitò per questo autunno: “devo stasare le orecchie a qualcuno”, sibilo’.
E tornai ad avvertire lo stesso, identico brivido di trentatre anni prima, quando lo conobbi.

Ti sia lieve la terra.

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