Sono argomenti seri, e talvolta drammatici.
Però, ti accorgi spesso di parlare del niente. A cominciare dai protagonisti, che tanta considerazione nemmeno la meritano.

Lotito, per esempio, mi sembra diventato una macchietta da cabaret. Mi domando con quale faccia lo mandino in giro a rappresentare la Figc; e non mi viene in mente niente, se non per meglio evidenziare il desolante diciottesimo posto che occupiamo nel ranking.
Al netto di una capacità gestionale (che mi interessa poco, perché non tifo Lazio), non riesco ad apprezzare niente di quest’uomo, che rappresenta al meglio il peggio dell’arroganza e sciatteria italiana… La storiella del “e famo sta sceneggiata” è persino grottesca, se non fosse soprattutto schifosa.
Quando gliel’hanno fatto notare, ha minacciato querele. Una roba che mi ha fatto ritornare in mente il Marchese del Grillo (che almeno era simpatico) se non addirittura il Medioevo: dove bastava un titolo e due soldi in tasca per sentirsi onnipotenti.

Dall’altra parte del ring, ci sono gli Ultras della Lazio… Un amico che frequenta gli stadi mi disse tutto ammirato che sono la miglior tifoseria.
“E perché?” gli chiesi.
“Perché cantano novanta minuti”, mi rispose.
Se è per questo, anche il Coro dell’Antoniano fa qualcosa del genere. E pure i frati di Monte Oliveto. Ma se uno è bischero, bischero rimane: indipendentemente dalla durata del concerto.
A me, gli Ultras (e quelli della Lazio in particolare) non sono mai piaciuti; non li farei nemmeno entrare negli stadi, tanto per cominciare. Né loro, né tantomeno i loro vessilli che recitano “onore”, “valore”, “tradizione” e “distinzione”… Che subito ti immagini un universo popolato da guerrieri fieri e virili, con metodi rudi, ma anche con un certo concetto di cavalleria.
Non fatevi ingannare: non troverete, tra di loro, né Aragorn, né il prode Legolas né gli spadaccini del Trono di Spade. Le specialità della casa sono, piuttosto, gli assalti alle commesse dell’autogrill e al mobilio delle stazioni ferroviarie: l’agguato in dieci contro uno e il cattivo impiego di un migliaio di carabinieri (pagati dal contribuente) che ogni domenica devono pure fargli da scorta armata.
E poi croci celtiche, svastiche, Hitler, Goebbels, perché sono dichiaratamente nazisti e razzisti… Come quel tale che, intervistato dalla tv, disse tutto aggressivo: “a me, me stanno sur cazzo negri, ebrei e mussurmani”.
Ma ce ne fosse uno, dico io, che si arruola volontario per andare a combattere l’Isis. In Siria, magari, o in Afghanistan. O anche solo a tirare un sasso all’Esercito Israeliano , nella spianata delle Moschee.
Ricordo invece di quando arrivarono a Roma quelli del Feyenoord, che ne combinarono di tutti i colori… Nessuno di questi eroi “a guardia di una fede e di una città” si guardò bene dal muovere un dito; e gli olandesi, indisturbati, misero a ferro e fuoco Piazza di Spagna. Che della loro città è uno dei luoghi più sacri.

Tra Lotito e gli Ultras della Lazio, dunque, è difficile scegliere… Perché capisci che la lotta, spesso, non è tra il bene e il male (che sarebbe più semplice) bensì tra un male e un altro male. E che, diametralmente opposto ad un bischero, non c’è per forza un virtuoso. Spesso, c’è un bischero della stessa risma, se non peggiore.
Ed è questo che avvilisce.

Pensare che in mezzo a questa roba abbiano tirato in mezzo Anna Frank; quello sì che fa drizzare i capelli.

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