Non è un caso che Alex Del Piero compia gli anni a così poca distanza dalla sua Juventus.

Ne è stato per anni il calciatore più rappresentativo, senza scomodare il termine “bandiera”; che riempie la bocca ma si presta a mille equivoci. Nel senso che per “bandiera” si intenderebbe, idealmente, qualcosa che sventola gagliarda e invitta, e soprattutto gratis. E invece di bandiere che sventolano gratis, nel calcio non ce ne sono più (ammesso ce ne siano mai state); nemmeno quelle che poi, sui giornali, si lanciano in sperticate dichiarazioni d’amore e, al momento giusto, chiedono “riconoscenza”. Che, tradotta in solido, vuol dire un quadriennale da quattro-cinque milioni netti a stagione.

Del Piero ha incarnato per anni il simbolo massimo di una “juventinità” orgogliosa e gagliarda, ma non antipatica: meno supponente di Boniperti e meno altezzoso di Bettega, che riassumono meglio i tratti di quella specie di “impero del male” che molti identificano nella Juventus F.C.
Ne ha propagandato l’immagine più bella e più vera, a cominciare dal rapporto fantastico con la Nazionale (che non ebbero né Totti né Maldini, per esempio,che a un certo punto rifiutarono le convocazioni) fino alla passerella finale, in quella struggente Juve-Atalanta, e quel giro di campo che fu una specie di poesia.

Ma c’è un Del Piero che va al di là anche di questo: oltre al “Pinturicchio” inventato dall’Avvocato, al pallonetto di controvolo alla Fiorentina nell’anno dell’esordio e al 2-0 con i Tedeschi al 120° dell “Andiamo a Berlino, Beppe”.
E’ il Del Piero del novembre 2008 che entra da capitano della Juve nel tempio del Bernabeu, e lo fa presentandosi in punta di piedi e chiedendo quasi permesso… Era, quella,una Juve in piena ricostruzione: soprattutto, una Juve che riemergeva a fatica dopo la batosta di Calciopoli, con i suoi Mellberg, Legrottaglie, Sissoko e Molinaro.
Ma il pubblico di Madrid seppe ugualmente riconoscere in quella squadra inadeguata le vestigia di una grandezza evidente, e all’ingresso in campo la salutò con un grande applauso.
Un applauso che diventò un boato quando Alex Del Piero (che segnò una doppietta) fu sostituito al 93: lì, gli Spagnoli si alzarono in piedi in settantamila e gli tributarono probabilmente l’ovazione più affettuosa di tutta la sua carriera.

Guardavo quella partita in tv, e mi prese un groppo alla gola: in parecchi stadi italiani, Del Piero (e la Juve) venivano accolti e sbertucciati al grido di “ladri” o “drogati”. Per gli spagnoli, invece, Del Piero era semplicemente il capitano della Juventus F.C, un’eccellenza del calcio mondiale alla quale portare il giusto rispetto.
Era una Juve quasi innocua, quella, per il grande Real.
Però, Del Piero ne era il capitano, e quello bastava e avanzava; il campione che non l’aveva tradita e ci era sceso in serie B, onorando la promessa di riportarla là, dove era giusto che stesse.
E gli Spagnoli, che hanno un concetto dell’onore più alto del nostro, non esitarono a riconoscerglielo: “Bentornato Capitano, e bentornata vecchia Juve…Non vedevamo l’ora”.

Solo in Italia siamo così bischeri da non capirle, certe cose.
Buon compleanno.

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