Stanotte, nemmeno ci ho dormito.

Dovrei esserne come minimo imbarazzato a raccontarlo, perché ho più di cinquant’anni; eppure, nel confessarlo, non riesco a vergognarmene… Devo capire, semmai, se il non dormirci la notte (alla mia età) vada inserito tra i lati peggiori di un carattere.
O se non, piuttosto, tra quelli migliori.

Forse perché appartengo ad una generazione di mezzo, e per certi versi privilegiata.
Una generazione di bambini e ragazzi che con il calcio ci è persino cresciuta; gli è arrivato addosso con forza e dolcezza, fino a costituire una componente importante della propria vita. Elevandosi talvolta ad una dimensione estetica che andava al di là del tifo per una squadra o per un campione.
Ed il Campionato Mondiale di calcio, disputato ogni quattro anni, di quella dimensione estetica, era l’avvenimento più magico e irrinunciabile.
Quello che gli dava un senso e una rotondità; come nel famoso incipit della serie tv di Federico Buffa, che parlando del Campionato Mondiale di calcio è riuscito a raccontare la storia del Novecento più e meglio di un libro di scuola.

“I Mondiali hanno scandito gli anni della nostra vita…”, cominciava quel grande artista. Ed è davvero così, almeno per quelli della mia età.
Perché in quello scrigno vecchio quasi cento anni c’è racchiusa tutta la magia che ognuno custodisce dentro di sé: i semi salati e i ghiaccioli al bar del paese e il delirio davanti ad un maxischermo in piazza. Le prime televisioni a colori e le unghie rosicchiate durante una partita importante… Un amico mi raccontò, una volta, del suo primo filarino amoroso e del suo primo bacio ad una ragazza, durante l’estate del 1982: ed era singolare come, a distanza di tanti anni, del filarino e del primo bacio si ricordasse appena. Mentre si ricordava tutto dei Mondiali dell’82, compresa la mega sbornia che si prese dopo Italia-Brasile 3-2 (e che fu la causa della fine di quel breve, e ormai lontano, amore estivo).

“I Mondiali hanno scandito gli anni della nostra vita…”; nel ’74 avevo otto anni, e quell’edizione fu una specie di “battesimo del fuoco”. E noi ci scambiavamo allupati le figurine che vendeva la povera Duina, e si imparavano nomi difficili ed esotici: Tomaszewski, Mazurkiewicz, Schwarzenbeck… E Kasperczak della Polonia, che era introvabile.
E poi, l’azione da manuale Rossi-Bettega-Rossi che ci mandò a letto felici nel 78, dopo aver espugnato nella notte di Buenos Aires lo stadio dei futuri campioni del mondo.
Ricordo la finale tra Argentina e Germania, nel 1986, vista allo spaccio della caserma dove facevo il servizio militare: e le notti magiche di Italia 90, che ero appena caduto di moto ed ero così pieno di bende da sembrare una mummia… Ma l’uscita di Zenga e i rigori sbagliati con l’Argentina facevano più male delle ferite.
E poi il Mondiale del 2002, vissuto al mare. Con Gaia, che era appena nata.
E il 2006, con la testata di Zidane; e al momento del cartellino rosso il povero Edoardo che si alza e gli fa il gesto dell’ombrello… Che mi fece un pò impressione, perché il povero Edoardo era un uomo perbene e discreto, e il gesto dell’ombrello non gliel’avevo mai visto fare.

“I Mondiali hanno scandito gli anni della nostra vita. E scandiranno quelli di chi verrà.”. Così conclude la sua frase il maestro Federico Buffa.
Ed è per questo che mentre ieri sera, in tv, dissertavano sulle cause di questa eliminazione, io ho preferito pensare agli effetti.
E dopo, ho pensato ai nostri attuali calciatori.
Ladri di sogni, prima ancora che brocchi.

Forse, non ci ho dormito proprio per questo.

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