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Sul fatto che ci siano cose più importanti di un Mondiale di calcio, si può anche essere d’accordo.
Ma state tranquilli, che ci mancherà. E sarà un vuoto notevole.

Ancora non lo abbiamo metabolizzato… D’altronde, siamo agli alberi di Natale, e il Mondiale ci pare un evento lontano
Ma il peggio verrà ad aprile-maggio 2018: e mi fanno ridere quelli che adesso sproloquiano cose del tipo: “meglio così, che rifondiamo il calcio italiano” (ah, poveri illusi), o addirittura: “ci voleva, che ci leviamo di torno Tavecchio e Ventura”.

Ebbene: tra sei mesi, io non mi ricorderò né di Tavecchio né di Ventura… Probabilmente, non mi ricorderò né la loro faccia, né la loro voce.
Vedrò, invece, una festa alla quale parteciperanno Tedeschi, Brasiliani, Inglesi, Panamensi e Islandesi. E sarà una cosa notevole, perché i Russi (vedrete) faranno le cose in grande; e noi a questa festa, non prenderemo parte. Dovremo limitarci a guardare, e non toccare. E sai che gusto…

Sarà durissima, per quelli che hanno un orologio biologico che ogni quattro anni è assuefatto a certe emozioni (gli Europei sono un’invenzione più recente, e non sono la stessa cosa): e ci mancheranno da morire i sorteggi in dicembre, e anche quelle belle trasmissione su Sky, con Buffa, o Giorgio Porrà. Non ci saranno nè i maxischermi in piazza, né la pizza della Pro-Loco nè le grigliate a casa dell’amico con il dehor appena sistemato; la vigilia delle partite con quell’ansia febbrile che le accompagna, l’attesa che monta e le giornate lavorative che sembrano persino meno dure del solito perché avverti l’aria della festa. E poi l’euforia, e i caroselli per una vittoria o la delusione per una sconfitta… Tutto quello, insomma, che fa Mondiale di Calcio. E che ogni quattro anni ti prende allo stomaco. Compreso chi, di solito, del pallone se ne disinteressa bellamente.

I Mondiali mancheranno, e molto, anche agli intellettuali.
Di solito, se ne servono per sembrare ancora più intellettuali; e per fare un pò gli schizzinosi, tipo Zucconi, del Corriere della Sera; che quando pubblicarono i dati auditel di una partita dell’Italia andò da Barbara D’Urso tutto scandalizzato a dire che a lui quell’entusiasmo, faceva persino ribrezzo: “siamo un popolo di infelici” –disse al colmo della rabbia- “che guardiamo una partita di calcio, quando invece potremmo impiegare quel tempo facendo all’amore con una bella donna, o passeggiando in bicicletta tra i boschi”.
E non si accorse che l’infelice, purtroppo, era lui. Che per andare in bicicletta, o fare l’amore con una bella donna, deve aspettare proprio il pomeriggio di Italia-Germania.

Pensare che tutto questo ci verrà negato, beh… A me, fa star male. E non mi vergogno a dirlo: tutto il resto è relativo, a cominciare da Tavecchio, passando per Ventura e finendo a Zucconi.
E sarà il caso, prima o poi, di cominciare a guardare negli occhi anche i nostri calciatori.
Loro e tutti quelli che dovrebbero rappresentare il fior fiore di una nazione, e invece ne incarnano gli aspetti più ridicoli: ragazzi strapagati, sopravvalutati, con i piedi talmente staccati da terra da aver perso di vista qualsiasi regola di buonsenso; e a costo di passare per moralista, basta vedere i tatuaggi che esibiscono e le acconciature che si portano in giro.

E’ da lì che bisogna ricominciare.
Ventura e Tavecchio sono il male minore, alla fine.
Per non parlare di Zucconi.

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