Un fiocco di neve.
Primetta per noi, e per il nostro paese, è stata un fiocco di neve.

Bianco e pulito.
Come quella ciocca di capelli bianchi che ieri sera abbiamo accarezzato nella “sua” chiesa di San Giorgio, prima di farle compagnia oggi pomeriggio nel suo ultimo tragitto.
Che toccherà Piazzapadelle, Via Valgelata, la Madonnina, il Sucinino, la Fonte, la Pianata e tutti quei luoghi dell’anima che abbiamo calpestato e vissuto: dove siamo nati e cresciuti lasciando in ognuno di essi una testimonianza di noi, e di quello che abbiamo fatto.
Soprattutto, di quello che siamo stati.

Quello che Primetta è stata per tutti noi, lo si è visto in questi ultimi mesi. Mentre la sua malattia peggiorava, e non lasciava più spazio alle speranze di chi pregava sommessamente per lei.
Primetta combatteva.
Ma è stato ugualmente bello e gratificante vedere come tutta una comunità ha combattuto insieme a lei: ha saputo starle vicina, e non l’ha mai abbandonata. Le sue amiche più care, la ditta dove lavorava e le tante persone che si sono fatte avanti, in silenzio. Semplicemente, mettendosi a disposizione per un aiuto, e per tutto quello che c’era da fare.
Non è mai rimasta sola, Primetta… E, almeno questo, ci può persino consolare: forse è l’ultimo regalo che ha saputo fare alla nostra comunità. Ovvero, la dimostrazione che la generosità e l’altruismo pagano; e che i buoni, alla fine, vincono sempre… Come nei film che si vedevano da piccoli alla Società Operaia.
Raccontano che nel vedere quel continuo viavai di gente, anche la signora che divideva con lei la camera dell’ospedale si è meravigliata: “Doveva essere proprio una donna speciale… “, ha detto.

E Primetta, speciale lo è stata davvero.
Per tutti noi.
Che l’abbiamo sempre avuta al fianco; con il sorriso e la disponibilità di chi sa spendersi, regalandoti tutta se stessa. E poi è capace di arrossire, davanti al più piccolo dei ringraziamenti.
Tecnicamente, lo chiamano “spirito di servizio”.
Io, lo chiamerei “stile”. O, meglio ancora, “classe”.

Una donna di classe, ecco.
Che personalmente imparai a conoscere da vicino tanti anni fa, quando eravamo giovani per davvero: e in paese si facevano tante di quelle cose che il tempo e la gente per farle tutte, non bastavano mai. Le commedie, il gruppo sportivo, le contrade, la corrida, le attività della parrocchia… Con lei, gomito a gomito, stampavamo un bollettino parrocchiale (più di trent’anni fa) che solo a ciclostilarlo tutto, non bastavano due settimane.
Ci si divertiva anche, alla fine: scrivendoci, mese dopo mese, quello che succedeva a Petroio, e relegando in un angolino nascosto gli orari delle messe e delle processioni (che dovevano essere, invece, il messaggio principale di quella pubblicazione).
Più che un semplice bollettino, facevamo un vero e proprio rotocalco che andava spesso oltre le trenta pagine: e le spese di spedizione erano talmente elevate che Don Sergio fu addirittura convocato in Curia… “Ma Petroio è diventato Parigi?”, gli chiesero.

Primetta, di tutte quelle cose, era una specie di regista. Il meccanismo più delicato ed indispensabile. L’ingranaggio più prezioso che avevamo.
L’ultimo, grande regalo che ha fatto alla nostra piccola comunità è quel bellissimo libro pieno di aneddoti e fotografie curato insieme a Lia… Ebbi l’onore di presentarlo, al teatro, insieme alle tante personalità invitate e a tutto il paese, che quella sera volle partecipare in maniera massiccia e affettuosa.
Facemmo gli elogi che si meritavano, e quando toccò a lei prendere il microfono disse, semplicemente: “grazie a tutti”.
E arrossì.
Mi sembrò più bella del solito.

Spero che stai bene, dove sei adesso.
Nessuno se lo merita più di te.

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