Siamo nostalgici sì e spesso ci fermiamo a pensare a Roberto Baggio. Quanto avrebbe dovuto guadagnare il divincodino nel “calcio” moderno?! Il paradosso è che un anno di Carlitos vale un’intera carriera di Roberto, almeno economicamente
La domanda è: può un tipo come Tevez guadagnare 42 milioni all’anno?
Secondo me, no.
Lo dico con una certa invidia, e senza andare per forza a cercare il medico che cura il cancro, e guadagna di meno.
Semplicemente, perché il troppo “stroppia”, come diceva mia nonna… E alla lunga certe cifre finiscono per stufare.

Ci arriveranno anche i Cinesi, prima o poi.
A capire che il calcio è prima di tutto una cosa semplice; e deve la sua popolarità ad un pubblico che adesso non riesce più a metter su casa, a comprarsi un’automobile usata e nemmeno una lavatrice a rate.
E che i suoi idoli li ha sempre immaginati volentieri sulla luna.
Ma non sulla galassia di Andromeda.

E poi, il calcio ha un altro segreto: si chiama “tradizione”… Che la Sampdoria abbia vinto uno scudetto in tutta la sua storia e il Celtic Glasgow ne abbia vinti cinquanta, non è la sua debolezza.

E’, invece, la sua forza.

Quella che ha consolidato una consuetudine e un modo di essere. Uno stile e una distinzione. Che continua a emozionare un tifoso del Perugia, quando ripensa a quel lontano secondo posto del 79; o uno del Cagliari, che ha vinto poco o niente, però può raccontare di aver visto Gigi Riva.
Che si è scelto la Fiorentina non perché fosse una squadra imbattibile: ma perché c’era un vecchio zio con la Seicento che ti accompagnò per la prima volta allo stadio, e magari uscì a Prato-Calenzano, perché “così si arriva prima”. E l’erba, vista da vicino, era così verde da accecarti.

In mezzo, tutta una vita da raccontare; compresa una serie B e una trasferta a Poggibonsi, in C”, ma anche Julinho, Hamrin e Virgili “Pecos Bill”. Gli anni con Desolati, Gola e Zuccheri, e Antognoni che valeva tutti gli altri dieci. E poi Spadino Robbiati, Baggio. La partita d’addio di Borgonovo. E Batistuta.
Lo stesso che vale per l’Arsenal… Tutta roba che viene da lontano: dal Chapman che inventò il WM negli anni 30 al double del ‘71. Il cannone sullo stemma girato al contrario, Thierry Henry, Jan Wright, l’esultanza di Charlie George a Wembley e tutte quelle cose magistralmente descritte da Nick Hornby (che infatti ha smesso di andare allo stadio).
E qui si capisce come tutto questo non sia solo football.
E’ “tradizione”.
Che poi diventa “cultura”. Nel senso più vero e più bello del termine.

Il pensiero che adesso arrivano i cinesi dello Shangai Shenua, compra tutti quanti e vince dodici Intercontinentali di fila, mi atterrisce… Ma ancor di più mi atterrisce il Bejing Guoan che stacca un assegno più grande e vince le dodici successive. Perché vorrebbe dire che assistiamo ad una lotta tra multinazionali; il colosso dell’elettronica contro il miliardario che commercia il gas metano.
Dice: “Embè? Adesso il Manchester United o il Barcellona non fanno lo stesso?”.
Ma volete mettere il Manchester United, il Barcellona (e le loro leggende) con una ditta di elettrodomestici?

Qualcuno ricorda che ci fu una roba del genere, negli anni 70. Quella dei Cosmos americani, che però ebbe vita breve; e alla fine raccattarono giusto un paio di vecchi arnesi a fine carriera e i soliti, micragnosi olandesi disposti a vendersi per due lire.
Ma adesso l’offensiva è più pericolosa.
I Cinesi hanno troppo denaro; e con il denaro si può tutto, al mondo d’oggi… Persino convincerci che la tradizione non è poi così importante; o addirittura che è tutt’altra cosa rispetto a quello che avevamo sempre pensato.
E ci porteranno tutti al circo equestre, tipo la NBA… Dove alla fine non si capisce contro chi si gioca e perché si gioca.

Ma la tradizione non è roba di plastica.
Soprattutto, non si compra.
Nemmeno per 42 milioni all’anno.

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