Tanti auguri, Gigi. Non mi è mai riuscito di non considerarti il numero uno.

Buffon rimane quello della parata su Zidane.
Tempi supplementari con la Francia, finale di Coppa del Mondo 2006.
Il colpo di testa di Zizou fu preciso e letale: e quel portiere in maglia giallo-dorato apparve bellissimo nel volo fulmineo che lo alzò sopra la traversa…. E chi mastica un pochino il calcio capì, in quel preciso istante che avremmo vinto noi.

Buffon ne ha fatte altre di parate, ovviamente.
Ma quella è probabilmente la più bella: e se non la più bella, la più importante. Quella che vale una carriera: e una fotografia che rimane nella storia.
Un pelino sotto la rovesciata di Parola e la borraccia di Coppi e Bartali (che sono irraggiungibili)… Ma alla pari con l’abbraccio Riva-Rivera all’Azteca, Zoff che para sulla linea di porta al 92’ al Sarrià e Matk Hateley che vola nel cielo di San Siro, su Collovati.

Buffon, dall’alto del suo prestigio, ha fatto in tempo a farci vedere un grande campione, e poi anche un uomo in carne e ossa, con relativi pregi e difetti.
E poi, chi siamo noi per giudicare? I moccoli in mondovisione, gli amori sui giornali di gossip e la passione per le videoslot rientrano nelle debolezze umane… Gli investimenti sbagliati, nelle amicizie che non sempre si rivelano tali.
I “due feriti meglio di un morto” spiattellato in diretta tv, non mi scandalizzarono, perchè rivelarono ingenuità, più che cinismo. E sul famoso gol di Muntari, voi vi sareste comportati diversamente?
Ma Buffon è anche quello che trascina i suoi a cantare l’inno nazionale, e zittisce i beceri che fischiano quello avversario; e quando si perde con la Svezia, piange. E la dichiarazione finale al bordocampista della Rai, beh… Vi consiglio di riascoltarlo.
Ha rappresentato una juventinità importante, ma mai eccessiva. Più Del Piero che Bettega (che stava antipatico anche a sua mamma); la notte di Cardiff, per esempio, esplose nell’web il giubilo di tutti quelli che tifavano Real… Ma (quasi) tutti alla fine ammisero: “Mi dispiace solo per Buffon”.
E quel “solo”, è sufficiente per nobilitare una carriera.

E’ un ruolo, quello del portiere, che si è evoluto molto.
Ai miei tempi, c’erano Tomaszewski, Il belga Pfaff e il “tabaccaio” Jongbloed; in Italia, il “giaguaro” Castellini, e l’idea naif che se non volavi (e non facevi un po’ di teatro) non eri portiere vero.
Adesso, anche i portieri sono diventati tutti “ragionieri”: perché la poesia il football attuale non ne vuole, e ad essere computer ti insegnano fin dalle scuole calcio.
Di certo, di portieri che mi hanno dato l’impressione di Gigi Buffon, ne ricordo pochissimi. L’impressione di quei portieri che non gli fai gol nemmeno a morire: forse Zenga, e Peruzzi. Il Tedesco Neuer e Seba Rossi del Milan, al quale nemmeno arrivavano a tirargli in porta. E Dino Zoff, ovviamente.
Ma Zoff viveva tempi molto meno televisivi: quando compì 40 anni, scattarono giusto due foto davanti ad una torta… E a Buffon, ieri, hanno dedicato un canale intero.

E capisco anche la riluttanza nello smettere di giocare.
Al netto di uno standard ancora notevole (quarto all’ultimo Pallone d’Oro, tanto per dire), pesano altre cose: tra queste, il cono d’ombra che inghiottisce i protagonisti, e li toglie definitivamente dalla ribalta che è quasi una droga, e per un campione è vita,adrenalina e anche quattrini. E passare dall’apertura dei Tg anche per un semplice sbadiglio alla pagina 27 (e spesso nemmeno a quella), è un salto molto brusco.
Guardate Maldini, o Totti. Sembrava che il calcio, senza di loro, dovesse quasi chiudere i battenti… Invece, il calcio è sempre là.
Mentre i cimiteri, come disse quel saggio, sono pieni zeppi di persone indispensabili.

Tanti auguri, Gigi.
Non mi è mai riuscito di non considerarti il numero uno.